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Israele – Trattativa senza risultati

L’incontro notturno fra i tre capofila delle liste di centro avversarie di Netanyahu, prometteva un’inversione di tendenza che non si è ancora verificata. Anche senza risultati tangibili, l’incontro aveva messo in allarme il Likud e i suoi alleati di destra. Raggiungere un accordo fra i tre partiti sembra oggi impossibile e probabilmente i leader, Tzipi Livni, Shelly Yachimovich e Yair Lapid, vorranno vedere i risultati delle elezioni del 22 gennaio per verificare se c’è un terreno di lavoro comune. Solo allora sarà possibile valutare quali alleanze abbiano probabilità di successo.
L’inversione di tendenza che sembrava potersi verificare, è oggi dunque in forse (come del resto è anche la vittoria di Netanyahu). Tzipi Livni aveva lanciato l’idea di un blocco fra le tre liste che potesse impedire a Netanyahu di formare un governo senza di loro. Il prospettarsi di un’alternativa potrebbe contribuire a far partecipare alle elezioni migliaia di rinunciatari che rischiavano di rimanere a casa non ritenendo possibile scalzare Netanyahu. Inoltre Tzipi Livni, che aveva preso l’iniziativa di riunire i tre capi partito, voleva ottenere che il presidente Shimon Peres ricevesse la raccomandazione dei tre per nominare un candidato del blocco per formare il prossimo governo.
Dunque Livni, realista, pensa anche all’eventualità di entrare in un governo Netanyahu tutti insieme. Lapid da un lato approva l’iniziativa di un negoziato comune, dall’altro attende i risultati delle elezioni per definire chi sarà il suo candidato alla Presidenza del Consiglio. Yachimovich esclude la possibilità di entrare in un governo presieduto da Netanyahu. Lapid non vuole aderire a nessun blocco per non boicottare nessun personaggio o partito.
Lunedì altro colpo di scena: Yachimovich e Lapid si sono messi d’accordo per attaccare Livni, accusandola di mancare di verità e di contenuti. Questo in seguito a uno spot della Livni nel quale lei chiedeva di votare per uno dei tre partiti di centro. Livni proponeva un’azione comune prima delle elezioni, un impegno a raccomandare al presidente dello Stato un candidato scelto nel blocco e, in caso di rielezione di Netanyahu, di decidere tutti insieme se entrare nel suo governo o rimanere all’opposizione. I tre non sono riusciti a mettersi d’accordo per un piano d’azione comune e Lapid e Yachimovich hanno accusato la Livni di aver richiesto l’incontro notturno solo perché i sondaggi la davano perdente.
Ci sembra futile discutere di chi sia la colpa: basta constatare che i tre non si sono accordati prima delle elezioni. Sia Livni che Lapid dichiarano che potrebbero eventualmente entrare in un governo diretto da Netanyahu a condizione di farlo insieme ad un altro dei tre partiti di centro.
Secondo un sondaggio del 7 gennaio, Netanyahu otterrebbe 35 seggi sui 120 della Knesset, i laburisti di Yachimovich 17 seggi, Lapid salirebbe a 11 seggi, Livni scenderebbe a 7 solamente. Inoltre la Casa ebraica conquisterebbe 14 seggi, e il partito religioso Shas 12.
In totale la destra e i partiti religiosi sefarditi dovrebbero raggiungere 67 parlamentari, mentre il centro sinistra dovrebbe accontentarsi di 53.

Sergio Minerbi, diplomatico