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Voci a confronto

Perde terreno la destra di Benjamin Netanyahu e Avigdor Lieberman: nelle elezioni per il rinnovo della Knesset, il parlamento israeliano, la coalizione conservatrice non ottiene la maggioranza e si ferma a 60 seggi su 120. Netanyahu – la cui lista ha conquistato solo 31 seggi – potrebbe essere riconfermato premier per la terza volta ma con un margine di manovra estremamente limitato. Sui giornali, nazionali ed esteri, è evidente come i risultati delle elezioni israeliane abbiano sorpreso un po’ tutti: Maurizio Molinari, su La Stampa, parla di una situazione politica “scongelata”, che rende possibili più maggioranze e porta nuovi leader ad emergere, aggiungendo una ulteriore incognita alla situazione mediorientale, già in profonda trasformazione. E i volti nuovi, debuttanti assoluti della politica e forse anche per questo protagonisti su varie testate (La Repubblica – Fabio Scuto, La Stampa – Francesca Paci ) sono quelli di Yair Lapid e Naftali Bennet, descritti rispettivamente come “il bello della tv” e “l’idolo dei coloni”. Il premier uscente Netanyahu, che “resta in sella per un soffio” – Davide Frattini sul Corriere – ha iniziato arendersi conto del rischio che stava correndo nel pomeriggio, quando sono arrivati i dati dell’affluenza, la più alta dal 1999, quando aveva perso contro il laburista Ehud Barak. E Amir Mizroch, direttore dell’edizione inglese di Yisrael Hayom, sostiene che le elezioni sono ancora state influenzate dalleproteste sociali di due anni fa. Sia il Labour che il Meretz hanno guadagnato terreno rispetto alle scorse elezioni, mentre Kadima, che ha rischiato di non entrare neppure in Parlamento, passa da 28 a 2 deputati. Sembra che il pronostico di quella che si prospettava come la Knesset più religiosa dellastoria di Israele (Giorgio Ferrari, sull’Avvenire) fosse sbagliato: gli ultra religiosi probabilmente non basteranno a dare a Netanyahu i numeri per comporre una coalizione di governo.

E sul Corriere lo scrittore Edgar Keret racconta la sua esperienza di voto, accompagnato dal figlio Lev di sette anni, che, dopo aver cercato di fa votare il padre per il partito “che dà più pace”, poi per quello che distribuisce più soldi a chi ne ha bisogno, poi per il più simpatico, si rassegna a consigliargli di votare “per il meno peggio”.

Continuano intanto le discussioni sui matrimoni omosessuali: Ernesto Galli della Loggia torna sull’argomento sulle pagine del Corriere della Sera ma, dopo una lunga disamina di come non si siano sentite voci fuori dal coro, tiene a precisare, in un PS: “Vorrei fosse chiaro, questo non è un articolo sulla omosessualità, sugli omosessuali o sui loro diritti.”

Sempre sul Corriere della Sera una breve e utile panoramica delle iniziative principali organizzate in occasione del Giorno della Memoria, a partire dall’incontro al Quirinale che avrà luogo il 29, mentre questa sera (ne parla il Messaggero, edizione di Roma) sarà messa in scena per una prima riservata alla Comunità Ebraica Brundibar, opera scritta dal compositore ceco Hans Krása nel 1938 e andata in scena per la prima volta a Theresienstadt nel 1943.

(23 gennaio 2013)