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Memoria – “Scolpitelo nei cuori”, l’Italia e i conti con la Storia

Esce oggi in libreria “Scolpitelo nei cuori – L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2000)” Bollati Boringhieri editore, il lucido studio di Robert Gordon (Università di Cambridge) sull’incapacità italiana di fare i conti sul proprio passato. Il numero di febbraio del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche pubblica in anteprima un brano del libro dedicato alle difficoltà che ha attraversato il progetto di un muro della Shoah a Roma e un intervento del professor Gordon, considerato uno dei massimi esperti viventi dell’opera di Primo Levi, dedicato all’uso e all’abuso della parola “Shoah” nella cultura italiana. Siamo capaci, noi italiani, si chiede l’editore presentando questa edizione italiana, di elaborare, metabolizzare e comprendere l’Olocausto che ci ha colpiti? Siamo in grado di tramandarne la memoria? Che uso abbiamo fatto, noi, pubblicamente, nella nostra dimensione culturale condivisa, dell’immane sterminio che ha coinvolto gli ebrei e i non ebrei del nostro paese, non certo meno che altrove? Quali ricadute nelle nostre vite, quali insegnamenti, quali comportamenti ci deve imporre la storia di quell’orrore? Sono domande dure come macigni, sono le fondamenta stesse dell’Italia repubblicana. È su queste domande che si possono porre le basi di una società che vuole voltare pagina e ricostruire se stessa dopo il ventennio fascista e una guerra al massacro. A sessant’anni di distanza, questo è il primo libro che affronta nel dettaglio il tema di quanto si è sedimentato dell’Olocausto nella nostra identità, attraverso i libri degli intellettuali, le canzoni popolari, il cinema, la televisione, i monumenti innalzati o quelli che non sono mai stati inaugurati; ma anche attraverso l’operato del nostro Parlamento e delle sue leggi. Robert Gordon ha studiato in profondità la storia dell’elaborazione della Shoah in Italia, e ce ne offre qui un quadro complesso, ripercorrendo questi sessant’anni su più livelli, evidenziando la figura centrale di Primo Levi, ma anche il diffuso sentimento autoassolutorio degli italiani, che ancora oggi vivono spesso se stessi come esecutori “riluttanti” di ordini altrui, faticando a farsi carico del proprio passato.

(24 gennaio 2013)