Terumà…

“Dì ai figli d’Israele che prendano per me un’offerta terumà ” (Shemòt 25, 2). Rabbi Selomò Itzhakì, conosciuto come Rashì coglie la sfumatura del testo, intendendo la parola “lì” – “a Me”, nel senso di “per me, per il Mio Nome”. Rabbì Ghedalià di Linz spiega nel suo libro “Teshuot Chèn”, che vi è una differenza sostanziale fra chi raccoglie e chi dà la Tzedakà: secondo il suo commento il testo si rivolge a coloro che raccolgono la Tzedakà da altri, i quali debbono fare le loro azioni in nome del Cielo; mentre per coloro che fanno la Tzedakà direttamente, in qualunque modo la facciano, la loro azione sarà considerata Tzedakà completa.

David Sciunnach, rabbino

(13 febbraio 2013)