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denaro…

Alcuni commentatori hanno messo il versetto di apertura di questa Parashah, “Parla ai figli d’Israele e dì loro che prendano per Me una prelevazione”, con un insegnamento tradizionale dei Maestri: “Per i giusti il loro denaro è più caro del loro stesso corpo”. Questo insegnamento è problematico: come può essere considerata cosa degna dei giusti essere così attaccati al denaro? Rav Schapira di Lublino aveva dato la seguente interpretazione. I giusti sanno molto bene quante opere buone si possono compiere col denaro: dare mezzi di sopravvivenza alle persone, aiutare giovani nello studio della Torà, creare istituzioni di studio… tutte cose che col solo corpo non sono fattibili; perciò amano il denaro più del corpo. Chi invece spende tutto il denaro per se stesso (abiti belli, cibi, oggetti preziosi eccetera) lo fa per il suo piacere fisico, quindi per il corpo, che diventa così l’istanza più importante alla quale asservire ogni cosa. Quando un ebreo prende una parte del prodotto del suo campo pensando che questa diventerà una prelevazione destinata a Ha-Qadòsh Barùkh Hu’, già le dà una valenza sacra, perché una destinazione a D.o anche solo col pensiero conferisce un livello di santità. È quindi particolarmente importante che ognuno abbia chiaro in mente, nel momento in cui offre parte della sua proprietà, che in quel momento sta destinando qualcosa che vale, nella sua destinazione, più del proprio stesso corpo.

Elia Richetti, presidente dell’Assemblea rabbinica italiana

(14 febbraio 2013)