Rav Elia Richetti (Assemblea rabbinica italiana): “Azioni inconsulte delegittimano il rabbinato italiano”

Il Presidente dell’Assemblea rabbinica italiana Rav Elia Richetti ha emesso la seguente nota chiedendone la pubblicazione:

In relazione alla nota promulgata recentemente dai Rabbini Arbib e Di Segni, la Presidenza dell’Assemblea Rabbinica, esprime un certo stupore per alcune affermazioni in essa contenute e, nella fattispecie, tiene a precisare alcune questioni:

I. il Beth Din di Rav Laras è sempre stato riconosciuto dal Rabbinato di Israele -e questo da decenni-, ben prima della neo-istituzione (peraltro senza il riconoscimento ufficiale da parte dell’Assemblea Rabbinica Italiana di cui anche loro sono membri) di un Tribunale Rabbinico di Milano, presieduto da Rav Alfonso Arbib;
II. sino ad oggi tutti i documenti e gli atti redatti e effettuati dal Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia sono stati riconosciuti in Israele e ovunque altrove e, in particolare, nella lettera firmata da Oded Wiener non c’è scritto da nessuna parte, e in alcun modo si può evincere, che non lo siano più o che non lo saranno in futuro;
III. circa i motivi per cui il Sig. Wiener abbia trasmesso questa lettera, stiamo attendendo perspicui chiarimenti, dato che -anche a seguito di una telefonata tra me e lui intercorsa- è risultato che alla Rabbanut israeliana sarebbero state trasmesse voci false ed erronee sulla composizione del Beth Din;
IV. è erroneo quanto Rav Arbib e Rav Di Segni asseriscono circa l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: non corrisponde, infatti, al vero che l’UCEI richiedesse dall’ARI e dai singoli Rabbinati una regolamentazione comune, bensì si proponeva espressamente l’istituzione di un unico Beth Din nazionale, con specifica competenza in materia di conversioni, cosa caldeggiata -ci sembra di ricordare- proprio dai Rabbini Arbib e Di Segni. E’ inoltre inesatto che ci sia stato un solo incontro a livello di commissione: oltre ad esso, infatti, vi è stata una giornata di studio sui problemi attinenti i Tribunali Rabbinici e due riunioni di Rabbini Capi, alle quali entrambi non hanno partecipato;
V. è offensivo e improvvido quanto Rav Arbib e Rav Di Segni asseriscono circa la volontà (a detta loro) dell’ARI di occultare agli ebrei e alle Comunità documenti di sorta: considerate la delicatezza del caso, l’autorità istituzionale che è nostro dovere e competenza esercitare e il rispetto dovuto alle persone in causa, si attendevano -e si attendono tuttora- chiarimenti e sviluppi sufficienti da Israele e dagli organi preposti. La cautela e la ponderatezza erano e sono necessarie, come purtroppo largamente testimoniano i ben poco edificanti sviluppi che la cosa ha avuto tramite i siti web. Inoltre, la lettera NON era indirizzata né a Rav Di Segni né a Rav Arbib come primi destinatari, e l’educazione, la collaborazione, il buon senso e, non da ultimo, la halakhah avrebbero dovuto suggerire loro di fare almeno una telefonata prima di agire di propria iniziativa;
VI. questa Assemblea è ben disponibile a confronto e collaborazione, anche perché, evidentemente, il suo stesso esistere presuppone esattamente questo; purché, tuttavia, -ed è un requisito fondamentale e necessario- non vi siano scorrettezze o infondate delegittimazioni;
VII. per quanto, infine, riguarda la persona di Rav Giuseppe Laras, speriamo che Rav Arbib e Rav Di Segni abbiano compreso sufficientemente che qualsiasi tentativo -cosa a dire poco inaudita- di attacco o di critica, tra le altre cose negative, va a delegittimare loro stessi e tutti i Rabbini italiani, dato che -allo stato attuale- quasi tutti i Rabbini italiani operanti in Italia o sono stati laureati Rabbini da lui o hanno ricevuto il titolo grazie al suo diretto interessamento e sprone, ivi inclusi –solo a titolo esemplificativo- i Rabbini Somekh e Arbib.

(1 marzo 2013)