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Yom HaTorah – Rav Colombo “La priorità sia coinvolgere e valorizzare i ragazzi”

Uno Yom HaTorah, un giorno per lo studio della Torah, per valorizzare il suo significato nel corso di tutto l’anno. Rav Roberto Colombo, responsabile delle materie ebraiche alla scuola della Comunità di Roma spiega la sua prospettiva sulla celebrazione della seconda edizione dell’appuntamento organizzato dal Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per domenica 10 marzo e dedicato alla figura del rav Raffaele Grassini. “Dobbiamo ricordare che nella psicologia umana, la scelta di dedicare un momento preciso a qualcosa serve a rafforzarne il valore permanente. Pensiamo che fare la festa della mamma o del papà significhi che negli altri 364 giorni dell’anno i genitori siano meno importanti? Se riflettiamo, ci accorgiamo che anche le ricorrenze ebraiche rappresentano la celebrazione massima di valori permanenti. Esiste un giorno, Shavuot, che è dedicato al Dono della Torah. Da questo di certo non si può trarre la conclusione che la Torah sia importante per il popolo ebraico solo a Shavuot” sottolinea il rav (nell’immagine insieme al presidente UCEI Renzo Gattegna in occazione della scorsa edizione di Yom HaTorah).
Proprio alla scuola ebraica di Roma si sono idealmente aperte questa mattina le iniziative dello Yom HaTorah, con la Tefillah condotta da rav Yosef Carmel, rosh yeshivah di Eretz Chemdah in Israele. Appuntamenti che coinvolgeranno domenica numerosissime località in tutta Italia (il programma completo su www.yomhatorah.it), ispirate da un’unica tematica che ne rappresenterà il filo conduttore, l’approfondimento del verso “Non cercate di indovinare il futuro e non fate magia” (Vaikrah 19,26).
“Per capire l’importanza di questo argomento, dobbiamo chiederci che cosa significa fare premonizioni e magie – spiega rav Colombo – Affidarsi alla magia, vuol dire affidarsi all’illusione di ottenere ciò che vogliamo attraverso scorciatoie e trucchi, al posto che con il proprio impegno e sacrificio, aspettare che qualcun altro faccia una cosa per me, senza invece assumersene le responsabilità. Dunque il rifiuto di premonizioni e incantesimi rappresenta una fondamentale assunzione di responsabilità dell’essere umano”.
E l’assunzione di responsabilità diventa un elemento chiave anche per il coinvolgimento dei più giovani nello studio: il rav mette in luce come debbano essere essi stessi pronti a diventare creatori di Torah e non semplice pubblico passivo degli insegnamenti. “Nel Talmud è scritto ‘Molto ho imparato dai miei Maestri, tanto dai miei compagni, ma ancora di più dai miei allievi’. Per questo vorrei dire che i momenti di confronto e studio con ospiti e illustri rabbanim sono importanti, ma ancora più importante è ascoltare la voce di chi con i ragazzi ci lavora tutti i giorni, perché sono loro che hanno la possibilità di dare vita a una continuità di studio che duri tutto l’anno”. In questo senso, aggiunge ancora rav Colombo, è nata l’iniziativa Avot uBanim, padri e figli, che sia a Roma sia a Milano porterà adulti e ragazzi a confrontarsi sulle fonti della tradizione in un’ottica interattiva “per una lezione costruita assieme, perché se non impariamo a valorizzare i ragazzi e a farli sentire valorizzati, se non riusciamo a coinvolgerli nel processo creativo dello studio, abbiamo finito di occuparci di Torah”.

(8 marzo 2013)