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Qui Parigi – Il Gran Rabbino di Francia Bernheim ammette gli addebiti ma non lascia l’incarico

Non contesta le accuse, chiede perdono, ma non lascia l’incarico. Il gran rabbino di Francia, Gilles Bernheim, intervenendo dalla radio ebraica francese Radio Shalom sulle accuse di plagio che lo hanno recentemente investito – da un suo recente scritto al titolo accademico di abilitazione alla docenza di filosofia fino ad estratti del testo su matrimonio omosessuale, omoparentalità e adozioni lodato in pubblico da papa Benedetto XVI – resta per ora al suo posto: “Dare le dimissioni di mia iniziativa – spiega – equivarrebbe a una diserzione. Un’azione di questo genere non sarebbe conforme ai principi cui mi sono sempre responsabilmente ispirato nella vita privata così come in quella pubblica. Sarebbe un atto d’orgoglio in un momento in cui devo agire nella più grande umiltà, un’azione contraria alla collegialità che è chiamata ad esprimersi su questa decisione”. Annunciata in tarda mattinata, svoltasi poco prima di cena, l’intervista ha avuto moltissimo seguito. All’interno della comunità ebraica, disorientata per i contorni assunti dalla vicenda, ma anche nell’opinione pubblica nazionale che al “Caso Bernheim” ha dedicato grande attenzione con articoli di giornale usciti sulle principali testate. Il Gran Rabbino, tra i vari passaggi, ha annunciato di volersi impegnare per “ricostruire la fiducia” venuta meno.
Rientrata per il momento l’ipotesi dimissioni, scenario che lungo tutta la giornata di ieri – almeno fino all’intervento serale del rav – era dato tra i più probabili e avallato da una parte significativa degli stessi ebrei transalpini che ritengono venuti meno i requisiti di autorevolezza e credibilità che competono a una carica così importante, si attende adesso una presa di posizione della leadership comunitaria. Tra gli interventi delle ultime ore quello del presidente del Conseil Représentatif des Institutions juives de France Richard Prasquier che in una lettera aperta agli ebrei francesi, diffusa nell’imminenza dell’intervista, scrive: “Gilles Bernheim è un amico. Una personalità come la sua non può essere ostaggio di qualche fallimento in un campo di qualificazione intellettuale o accademico che è legato al suo lavoro di rabbino. Sono convinto che lacune ed errori a lui attribuibili non inficino sulla tenuta di un magistero che ha parlato con efficacia a tutta la società francese. È in nome di questi principi che mi aspetto, che tutti ci aspettiamo una spiegazione chiara e completa”.

(10 aprile 2013)