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Qui Roma – La leggenda del papa ebreo

Molte varianti, una vicenda che affonda tra storia e mito. La leggenda del papa ebreo, tramandata nelle comunità ebraiche d’Europa attraverso le generazioni, torna d’attualità in occasione di un grande convegno internazionale dedicato alla figura di papa Anacleto II (1130-1138) in programma all’Università Sapienza di Roma in collaborazione con John Cabot University e Università degli Studi di Urbino e con il sostegno della Comunità ebraica capitolina. Tra i relatori il rabbino capo rav Riccardo Di Segni.

Messaggi cifrati, tracce rintracciabili nei testi sacri, una patina di mistero che rav Di Segni, nel suo intervento – il primo della mattinata – ha sollevato con un denso contributo volto ad approfondire in un nesso inestricabile la plurimillenaria vicenda degli ebrei romani e gli spunti più specificamente legati alla figura di Anacleto. L’attenzione è rivolta soprattutto verso il mondo aschkenazita, realtà in cui numerose sono le testimonianze, non sempre omogenee, che si affacciano a partire dal 16esimo secolo. Su tutte la storia di Shimon HaGadol, rabbino di Magonza sul finire del decimo secolo, che è identificato come padre di Elchanan, il figlio sottratto da una domestica per essere successivamente cresciuto all’interno della Chiesa fino a diventarne, dopo una brillante carriera come prelato, la guida. Leggende, appunto, ma anche testimonianze vive di un rapporto, quello tra ebrei e cristiani, non sempre facile sulle rive del Tevere.

Nella prima parte del suo intervento rav Di Segni ha ricordato i 22 secoli di ebraismo romano, la più antica comunità della Diaspora, ripercorrendone i passaggi fondamentali dalle origini al medioevo. Una storia tra alti e bassi, tra ricchezza documentale e blackout storiografici (il vuoto riguarda in particolare il periodo che va dal sesto al decimo secolo), che è fortemente legata – è stato ricordato – alle storie di potere della Chiesa e ai differenti indirizzi politici assunti dai pontefici saliti sul soglio di Pietro. Molti gli spunti d’attualità emersi nelle riflessioni del rav. Centrali in questo senso le modalità in cui si è sviluppato il rapporto tra ebrei romani e papato. Da “avvilente” subordinazione sancita in umilianti cerimonie di insediamento a dialogo e confronto aperto che oggi si rinnova in una nuova fase di amicizia e reciproco rispetto.

a.s – twitter @asmulevichmoked
(11 aprile 2013)