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In cornice – La collezione Schulhof

Venezia di questi mesi non è solo la Biennale, ma anche una serie infinita di mostre che spuntano fra ponti e calli. Fra tutte, spicca la collezione Schulhof esposta alla collezione Peggy Guggenheim e ricca dei grandi nomi dell’arte italiana e americana del dopoguerra, da Capogrossi a Rothko passando per Pollock e Calder. Fra il centinaio di capolavori, non ne poteva comunque mancare qualcuno creato in Europa, come alcune tele di Anselm Kiefer ispirate alla Shoà. Il soggetto è affrontato da un punto di vista tedesco (Kiefer non è ebreo), lavorando sulla genesi e gli strascichi dello sterminio, voluto fortemente da un intero popolo dopo secoli di convivenza proficua fra ebrei e cristiani tedeschi. In particolare, Kiefer segue la riflessione sviluppata dal poeta Paul Celan, che riprende e capovolge due miti: Margarete, l’ariana e bionda amante di Faust che muore giustiziata, e Shulamit, la figura femminile del Cantico dei Cantici. In Kiefer, le due figure finiscono per sovrapporsi: i capelli di Margarete sono spesso realizzati in paglia – materiale combustibile per eccellenza – e incollati sulla tela in una zona nera, come a dire che quei capelli diventano neri perché bruciati. Non è quindi solo Shulamit a finire nei forni crematori, ma anche lo stessa idea di Germania che Margarete impersona. Hitler ha ucciso un intero mondo culturale, sia ebraico, sia tedesco.

Daniele Liberanome, critico d’arte

(10 giugno 2013)