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Time out – La cosa giusta a Damasco

C’è chi si domanda, giustamente, dove siano e cosa facciano le organizzazioni ebraiche e filoisraeliane per la drammatica situazione in Siria. Non sta a me ovviamente rispondere per loro, né tantomeno mi interessa farlo. Ciò che però è interessante far notare è come con l’evolversi della guerra civile la situazione invece di apparire più chiara di quanto fosse all’inizio appare invece tremendamente più complicata. Eravamo più o meno tutti, seppur in maniera diversa, convinti che da una parte ci fosse il dittatore cattivo Assad e dall’altra i ribelli che combattevano per la libertà. Ora, che Assad sia un dittatore spietato ne siamo ancora sicuri, mentre sulla bontà delle intenzioni dei ribelli dovremmo invece discuterne. Esecuzione sommarie, decapitazione di frati francescani e violenze non meno gravi di quelle del regime ci impongono il dovere di chiederci se davvero i ribelli siano tanto diversi dal precedente tiranno. Una parte sicuramente sì, ma non sappiamo se questi avranno il sopravvento o se, come in Egitto e in Tunisia, saranno le forze islamiste a prendere il potere. Il rischio è alto e la risposta corretta non si conosce. Per questo l’unica cosa che rimane a noi spettatori occidentali è quel sentimento d’impotenza di chi, oltre a non poter fare nulla, non sa nemmeno quale sia la cosa giusta da fare.

Daniel Funaro

(4 luglio 2013)