fecondazione…

In questi giorni si dibatte spesso riguardo alla pratica dell’utero in affitto e in generale sulla fecondazione artificiale sollevando importanti questioni di bioetica affrontandole anche dal punto di vista religioso. L’ebraismo non lancia anatemi nei confronti della ricerca scientifica, ma contemporaneamente ha il dovere di valutare caso per caso sulla base della letteratura rabbinica. Nelle tecniche di fecondazione artificiale ogni caso particolare può sollevare svariati problemi: se attraverso queste metodologie, sia veramente messa in pratica la mitzvah della riproduzione e se il figlio possa essere considerato pienamente come discendente giuridico dei suoi genitori; la natura particolare della procedura stessa solleva la questione se possa o meno essere equiparata al rapporto sessuale; la disgregazione della cellula familiare e la perdita del senso della santità di ogni essere umano.
Nel caso della fecondazione artificiale nell’ambito della coppia sposata la maggior parte dei maestri assume una posizione prudente, fondata su considerazioni giuridiche e preoccupazioni generali di ordine morale. Alcuni ritengono che la procedura potrebbe essere consentita, se è l’unica possibile e in determinate condizioni, purché sia sicuro che si usi esclusivamente seme del marito nell’ambito della coppia sposata. Tuttavia, l’artificialità della procedura e la ridotta probabilità di successo sono tali da far considerare queste tecniche come sconsigliate, da applicare in casi estremi, valutando caso per caso.
La maggioranza proibisce la fecondazione con donatore esterno per svariate motivazioni, come la conseguente problematica del riconoscimento di identità naturale e giuridica, soprattutto per impedire possibili unioni proibite, problemi che coinvolgono direttamente la Mamzeruth.
Un caso del tutto particolare è quello posto dall’utero in affitto. Vi sono tutte le questioni sulla definizione della paternità e maternità giuridica: secondo la maggioranza la definizione giuridica dello status di una persona dipenderebbe dalle condizioni al momento del concepimento e non da quelle della gravidanza e del parto. C’e’ il problema quindi della natura particolare della procedura: la partecipazione di soggetti esterni dalla coppia sposata (madre surrogata); non si realizzerebbe l’obbligo della riproduzione; le ridotte probabilità di successo. Queste e molte altre questioni sono tali da far considerare la procedura proibita.

Paolo Sciunnach, insegnante

(30 agosto 2013)