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La musica ebraica italiana dal medioevo agli States

finkAll’uscita dalla Penn Station, c’è a darmi il benvenuto una giornata di sole come se ne vedono poche, di questa stagione; e la solita confortante calca di persone che si spintona bruscamente sui marciapiedi di New York. Sono arrivato in città fra annunci di tornado e immagini di distruzione sugli schermi televisivi; tanto che dall’Italia mia moglie mi ha cercato preoccupata, in questa lunga notte (per me) di viaggio da costa a costa attraverso gli USA. Ma qui nessuno sembra farci troppo caso, e lo hustle and bustle della grande mela continua, affatto indisturbato.
Comincia così la mia seconda settimana americana: sono in tournée con Ensemble Lucidarium, un rispettato gruppo italo svizzero specializzato in musica medievale e rinascimentale che da una decina d’anni mi ha accolto per lavorare su programmi di musica ebraica, facendomi molto divertire e credo divertendosi anche – e forse perdendo un poco di quella rispettabilità, ma anche in questo caso nessuno ci fa troppo caso. Siamo arrivati a Philadelphia domenica della settimana scorsa, per quello che è il nostro quarto tour americano presentando programmi legati alla musica e alla poesia ebraiche del Rinascimento, soprattutto italiano – un repertorio ricchissimo, che spazia da testi in dialetti ebraico-italiani di varie regioni, a brani in catalano, in ebraico ma anche in “alt-yiddish”, un yiddish arcaico che veniva pubblicato nel ‘500 nelle stamperie di Venezia e del nord Italia. Un programma che però trova più estimatori all’estero che in patria; così che ci capita molto spesso di poterlo proporre fuori d’Italia, come in questo caso. La prima data è stata Philadelphia, presso Upenn, l’Università della Pennsylvania, ospiti del dipartimento di studi ebraici che ci ha accolto con inaspettato entusiasmo: in fondo andiamo con questo programma a toccare argomenti di ricerca molto poco conosciuti, e dei musicisti potrebbero anche aspettarsi di essere guardati con sospetto dai ricercatori che su quel materiale ci lavorano da anni. Invece, come del resto è successo altre volte, la ricezione è stata molto calorosa, tanto che viene da pensare che in realtà vedere questi testi e queste antiche (poche) trascrizioni musicali prendere vita faccia piacere agli accademici quanto a noi.
Poi, viaggiando in macchina per un giorno intero nella campagna della Amish country che di lì a poco sarebbe stata colpita da vento e tronado, siamo arrivati all’università di Oberlin, in Ohio, sul lago Eire, per un concerto al conservatorio; e da lì dopo un paio di giorni, in aereo a Seattle, dove ho trascorso uno Shabbat casalingo ospite di due medici in pensione prima del concerto, il sabato sera, e di un evento per bambini ieri, domenica mattina.
E’ da ieri che viaggio, appunto, per tornare dalla costa ovest (Seattle) alla costa est; facciamo base a Phialdelphia, casa natale di Avery Gosfield, musicista ebrea americana trapiantata da anni in Italia e leader di Lucidarium col marito Francis Biggi, decano del dipartimento di musica antica del conservatorio di Ginevra. Avendo una giornata libera a Philly, che è poco lontana da NYC, non potevo fare a meno di venire a passare un po’ di tempo qua, dove ho vissuto quand’ero bambino per un anno che nella mia mente sembra molto di più, e dove resta parte del mio cuore. E poi ho un appuntamento che ha a che fare con la comunità ebraica di Firenze, di cui magari parlerò più avanti, che è un’ottima scusa per fare questo detour. Così, arrivato a Penn Station, mi sono diretto, su per la 7th avenue, verso uno dei miei posti preferiti, un Kosher Deli dove affondare i denti in un enorme panino al “super-lean Pastrami on rye”, accompagnato da pickles alla senape e annaffiando tutto, da vero americano, con una tazza di caffé nero; e dove scrivo queste righe immerso nella New York più woodyalleniana che si possa immaginare. Poi mi dirigerò verso un altro dei miei luoghi preferiti, Bryant Park, proprio dietro la New York Public Library, un piccolo parco con pista di pattinaggio sul ghiaccio, stands, negozi uno più strano dell’altro, e wifi gratuita, che mi servirà per mandar via questa prima puntata. A presto.
(segue)

Enrico Fink

(19 novembre 2013)