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Secondo una fonte che troviamo nella Massèkhet Sofrim, fra gli eventi tristi ricordati con il digiuno del 10 di Tevèt (che cade oggi) c’è la traduzione della Torah in greco. È strano che questo evento venga considerato come un evento triste. Secondo un famoso midràsh fu una traduzione miracolosa perché 72 anziani incaricati da Tolomeo di tradurre la Torah riuscirono miracolosamente a tradurla tutti allo stesso modo. Perché allora considerarlo un giorno triste? La spiegazione probabilmente è nello stesso passo del Talmùd in cui si parla della traduzione. Si tratta di una traduzione non sempre fedele. I 70 si preoccuparono di adattare la traduzione a chi la doveva leggere. In alcuni casi i cambiamenti sono dovuti alla preoccupazione di non offendere il committente Tolomeo, in altri di non creare equivoci che potessero dare un’immagine negativa dell’ebraismo e in altri ancora di rendere la Torah maggiormente comprensibile a una cultura diversa. Si tratta di intenti accettabili, in alcuni casi nobili ma il risultato è che la Torah tradotta non è più la stessa. Il problema posto dal midràsh è molto attuale, da un parte “tradurre” e trasmettere è necessario; d’altra parte c’è sempre il rischio di trasmettere un ebraismo talmente adattato da essere profondamente diverso da quello originale. Ma il rischio maggiore è che quest’ebraismo riveduto e corretto diventi poi “l’ebraismo” anche per gli ebrei.

Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano

(13 dicembre 2013)