…approcci

Ci sono due modi di partecipare a una polemica: aggredire la persona che ti si oppone o affrontare l’argomento. Il primo è facile, perché un capello fuori posto in chi ti sta di fronte riesci sempre a trovarlo, e così distrai l’uditorio.  Il secondo è più impegnativo, perché ti costringe a ragionare e a dimostrare che sei nel giusto; e questa non è sempre un’impresa semplice. Dunque, meglio concentrarsi sul capello fuori posto del tuo contraddittore.
Così, agitato da rovello interiore, mi chiedo che cosa farei se fossi un intellettuale ebreo di sinistra e volessi criticare la pesante uscita di Gad Lerner su Repubblica a proposito del collegamento fra la Comunità Ebraica di Roma, o sue figure, e l’Ospedale Israelitico nelle recenti vicende riferite dalla stampa. Subito, individuo nella mia mente l’inevitabile pluralità di risposte tipica dell’intellettuale ebreo di sinistra: attenderei innanzitutto una chiara smentita a caratteri cubitali dei responsabili della Comunità stessa, che affermasse l’estraneità a interessi o collegamenti con l’Ospedale in relazione ai problemi specifici recentemente rilevati presso quella struttura. Dopodiché mi aspetterei di leggere sulla stampa che Gad Lerner è stato denunciato per calunnia, e allora scriverei che Gad Lerner è un mentitore e un provocatore. Nel chiuso del mio studio, poi, se fossi quel buon intellettuale di sinistra, ed ebreo per giunta, deglutirei l’amarezza per l’immagine comunitaria a torto incrinata. Questo è il panorama che, da semplici ebrei italiani, di destra o di sinistra,intellettuali o meno che si sia, auspichiamo che si apra presto e inequivocabilmente davanti ai nostri occhi.
Distanziandosi un po’ da questi malinconici pensieri per affrontare in senso un po’ più lato il ruolo dell’intellettuale – di destra o di sinistra –, si potrebbe davvero auspicare che su certe storture di carattere antisemita, ma anche su certe deviazioni dall’etica espresse e rappresentate dalla destra, vigilassero intellettuali – anche ebrei – di destra, e che sulle storture e deviazioni della sinistra vigilassero intellettuali, anche ebrei, di sinistra. C’è chi cerca di farlo, attaccando ad esempio l’antigiudaismo repubblicano di Scalfari, senza riguardi per il colore politico del giornalista e del giornale che lo pubblica, ma questo è un vizio assai poco frequentato in certi ambienti. Negli ultimi anni, alle barzellette antisemite e all’etica fuorviata – personale, sociale e politica – di qualche primario statista è seguito negli ambienti della destra, anche centro destra, moltissimo compiacente silenzio. È innegabile che ci sia qualcuno che preferisce concentrare la propria attenzione su chi censura la mala politica piuttosto che sulla mala politica stessa. Non se ne comprende davvero la ratio. Proviamo allora a proporre un patto di coscienza: quando si tratta di antisemitismo (quello comprovato e vero, non quello denunciato strumentalmente) e quando si tratta di etica sociale e politica non si fanno sconti a nessuno, soprattutto se ci si sente parte dell’area politica incriminata. Io ci sto sin d’ora. Si attendono adesioni.

Dario Calimani, anglista

(11 febbraio 2014)