Moni Ovadia alle europee
e la pace in Medio Oriente
Moni Ovadia annuncia la propria candidatura alle prossime elezioni europee con L’altra Europa con Tsipiras con una lettera. Insieme a Andrea Camilleri, Barbara Spinelli e Adriano Prosperi definisce la lista “uno straordinario elemento di novità: una lista della società civile, autonoma dai partiti, capace di dare vita, raccogliere, rilanciare le lotte civili e sociali, di opinione e di piazza”. Se eletti, continua il Corriere della Sera citando la lettera, i quattro candidati annunciano che lasceranno il posto “a candidati che più di noi hanno le energie e le competenze per portare a Bruxelles e Strasburgo la nostra voce e i nostri valori in un lavoro quotidiano che sarebbe al di sopra delle nostre forze”.
È la Nazione a raccontare in un trafiletto come ieri “centinaia di migliaia di ebrei ortodossi” siano confluiti a Gerusalemme da tutta Israele per manifestare contro la nuova legge che, se approvata, introdurrà la leva obbligatoria anche per gli studenti delle yeshivot, le scuole religiose, per ora rinviata. L’Alta Corte israeliana ha recentemente imposto alla Knesset di approvare entro marzo una legge che regolamenti in maniera definitiva la questione.
Sul Financial Times un articolo intitolato “Obama deve mostrarsi risoluto con Netanyahu” sostiene come oggi, durante l’incontro fra il primo ministro israeliano e il presidente statunitense, dietro ai sorrisi di facciata la tensione sarà altissima. Le cose sono essere cambiate rispetto al passato e il tentativo israeliano di ottenere nuove sanzioni contro l’Iran si scontra con la volontà americana di spingere Netanyahu ad avallare almeno l’intelaiatura dell’accordo israelo-palestinese che sta strutturando John Kerry. Accordo che è argomento dell’altro articolo comparso sulla stessa testata, dove si cita il Segretario di Stato americano: “Rido delle persone che sostengono che il processo di pace non sta andando da nessuna parte”. Dopo aver passato gli ultimi sei mesi a visitare tutti i paesi coinvolti è ora arrivato il momento di scoprire le carte e Kerry parlerà oggi alla conferenza annuale dell’Aipac, l’American Israel Public Affairs Committee, proprio quando Benjamin Netanyahu sarà alla Casa Bianca.
Sul Tempo compare la notizia che un tifoso del Borussia Dortmund sorpreso a fare il saluto nazista allo stadio non potrà tornarvi fino al 2020. E sul razzismo nel calcio, ma da un altra prospettiva, si esprime anche Sol Campbell, ex difensore e nazionale inglese di colore, che nella sua autobiografia accusa di razzismo la Football Association che “preferiva fossi bianco”. (Corriere)
Molto spazio alle discriminazioni anche su numerose altre testate, che raccontano come la Disney abbia comunicato che non finanzierà più i “Boy Scout of America” a causa della messa al bando dei giovani omosessuali per quanto riguarda i vertici dell’organizzazione. (il Giornale, il Messaggero, Repubblica). Su il Fatto Quotidiano numerosi articoli accompagnano la segnalazione che la legge contro l’omofobia, approvata dalla Camera, dovrà ancora superare un passaggio difficile al Senato dopo le polemiche che l’hanno sino ad ora accompagnata. La legge è comunque stata bocciata dalle associazioni omosessuali perché pare tutelare le organizzazioni “di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero direligione e di culto”. Il Sole 24 invece ore si occupa del Gender pay gap, ossia della differenza di retribuzione mensile netta tra uomini e donne.
Ada Treves twitter @atrevesmoked
(3 marzo 2014)