…Shakespeare

Mi si perdonerà, ma a breve saremo in periodo di anniversario: il 23 aprile (o tre giorni prima, o chissà quando) è nato 450 anni fa William Shakespeare! E, con gli ebrei, Shakespeare qualche rapporto ce l’ha, e non solo per la discussa figura di Shylock. Anni fa uno studioso americano, David Basch, servendosi anche di fonti talmudiche, avrebbe decifrato dalle sue opere il codice che dimostra incontrovertibilmente che il bardo era ebreo. Più recentemente, è stata azzardata una teoria secondo la quale dietro il nom de plume di Shakespeare si nasconderebbe la poetessa Aemilia Bassano Lanyer, discendente di una famiglia di musicisti di origine italiana ed ebraica che operavano alla corte di Enrico VIII. Aemilia era una poetessa e, fino a ieri, migliore candidata al titolo di amante ufficiale di Shakespeare, cantata nei Sonetti come la sensuale e crudele ‘Dama Bruna’. Come per le tante altre strampalate teorie sull’identità di Shakespeare, anche queste un po’ fanno ridere, un po’ infastidiscono. Non meno, tuttavia, che sentire in questi giorni alla radio un noto poeta/traduttore e professore universitario offrire uno spregiudicato resoconto scientifico (in effetti, la favola dell’orso) sull’identità degli amanti di Shakespeare – uomini e donne – e sulla giusta lettura (autobiografica) dei Sonetti. Cosa non si fa per avere un uditorio! E ancora una volta siamo costretti a sorbirci l’idea che se non cogliamo la verità unica e insostituibile non possiamo goderci né la vita né la letteratura. Inutile il saggio monito del filosofo: su ciò di cui non si può parlare si deve (ed è assai meglio) tacere.

Dario Calimani, anglista

(25 marzo 2014)