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La Svezia riconosce ufficialmente la politica eugenetica svolta fra gli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento, le sterilizzazioni forzate compiute sui cosiddetti disadatti sociali e in particolare quella che a partire dal 1934 ha colpito i rom e i sinti presenti nel Paese, con una politica di sterilizzazioni forzate di massa che precede e segue il Porrajmos, lo sterminio nazista di rom e sinti. Era un fatto che era ben noto, ma che non era finora stato riconosciuto ufficialmente. Ad aver portato a questo riconoscimento c’è certo un movente politico, quello che tale politica fu svolta dai governi socialdemocratici svedesi e che ora a denunciarla è il centro destra al governo. Ma si tratta di un fatto che va bene al di là di tale aspetto contingente e rivisita un’ideologia e una pratica che sono state molto diffuse, anche se meno avanti nel Novecento, anche negli Stati Uniti. Questo negli stessi anni in cui si avviava la politica hitleriana. Come non ricordare che lo sterminio nazista fu preceduto in Germania fin dal 1933 da una durissima legge sulla sterilizzazione forzata, e poi dalla terribile operazione T4, lo sterminio dei disabili? La scienza del Novecento, dagli esperimenti medici sugli Herero a Mengele e all’eugenetica dei paesi anglosassoni e nordici, si è resa responsabile di terribili misfatti, e il campo di sterminio, con il ruolo svoltovi da medici e infermieri, ne rappresenta solo la vetta più alta. Che la sterilizzazione forzata di rom e sinti sia avvenuta, anche dopo la Shoah, in una democrazia come quella svedese è un dato di fatto. Che questo fatto sia ora riconosciuto, sia pur con tanto ritardo, è importante per la ricostruzione della verità storica ma anche per dare un riconoscimento morale alle tante vittime sconosciute di questa tragedia.

Anna Foa, storica

(31 marzo 2014)