Bibbia…
Mi ha fatto molto pensare l’intervento del mio maestro, Rav Shlomo Riskin, una delle prominenti voci del mondo Modern Orthodox, che, nei giorni scorsi, durante un convegno al Bible Land Museum ha affermato che: “Bisognerebbe insegnare più Bibbia agli ebrei non ortodossi in modo tale da far loro capire il legame tra popolo ebraico e terra di Israele, perché la maggioranza degli ebrei “di sinistra” sia in Israele che nel resto del mondo non avendo una reale connessione con il Libro più letto del mondo non comprendono l’importanza della terra di Israele e per questo sono pronti a cederla in cambio della pace”. Mi hanno fatto molto pensare queste parole ed i dati di una ricerca condotta sempre dallo stesso museo che affermano che il 93 per cento degli israeliani dicono di avere una Bibbia in casa e il 28 per cento di non averla aperta dai giorni della scuola. Un ebreo laico su tre non saprebbe poi dire in quale giorno della settimana fu creato Adamo. Non saprei ora decidere se essere in pieno accordo con il mio maestro, e grazie a Dio in un una sana dinamica ebraica posso anche decidere di non esserlo con rispetto, ma di fatto il vuoto culturale e l’assenza di un legame tra Libro e popolo del Libro mi preoccupa. Mi preoccupa come mi preoccuperebbe l’idea che un italiano medio possa dimenticare il nome di Mazzini o di Nino Bixio o di Carlo Pisacane o di Manzoni. Mi preoccupa l’idea di una identità, non importa se osservante o meno, che non conosca, non legga, non avverta il bisogno di avere un contatto con il testo da dove tutto è cominciato e dove tutto torna. La Bibbia, ovvero il nostro diario di bordo storico, nazionale e spirituale. Prima di organizzare meravigliose lezioni di Ghemarà, dovremmo metterci studiare la conquista di Gerico nel libro di Giosuè.
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
(4 aprile 2014)