Stranieri
Tra gli arabi libici era diffuso un proverbio che diceva: “Suq men ger Ihud, ka-snad men ger shud” (un mercato senza ebrei, è come un documento senza testimoni). Oltre a indicare il diffuso cliché che gli ebrei fossero abili commercianti, il paragone è emblematico e interpretabile su diversi piani, perché premette che un documento sia privo della sua validità in mancanza di testimoni, ovvero di una presenza “esterna”, super partes, rispetto alle parti in causa. Gli ebrei allora come altri “stranieri” o outsider, più che commercianti, assurgono a diventare degli autentici testimoni, una costante imprescindibile e difficilmente corruttibile in ogni evento, propensi all’acquisizione di una disposizione distaccata e dunque critica rispetto ad una posizione interna e maggiormente coinvolta. Difatti come insegna quella celebre poesia di Martin Niemöller, attribuita poi a Bertold Brecht, “Prima vennero a prendere…”, precedentemente all’instaurazione definitiva di qualsiasi regime dittatoriale viene concepito innanzitutto di attaccare col fine di liberarsene, la scomoda presenza degli stranieri, iniziando naturalmente dagli ebrei. Così è accaduto, e così si rinnova anche oggi questa minaccia in alcuni stati europei da Ovest a Est. Purtroppo questi segnali di cattivo auspicio, non vengono mai affrontati con la dovuta serietà.
Francesco Moises Bassano
(4 aprile 2014)