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Qui Ferrara – Israele, oltre lo Stato nazione

Vogelmann, Di Cesare Lerner“Israele. Terra, ritorno, anarchia di Donatella Di Cesare mette in guardia dall’idolatria della terra”. Questo, secondo il giornalista Gad Lerner, uno dei Leitmotiv dell’ultimo libro della professoressa Di Cesare, edito da Bollati Bolinghieri e presentato ieri alla Festa del Libro ebraico di Ferrara dall’autrice assieme allo stesso Lerner e a Shulim Vogelmann, direttore della casa editrice Giuntina. Superare il concetto di terra, di confini per aprire una nuova visione sul significato di Israele, è la proposta filosofico-politica di Di Cesare. Abbandonare posizioni come quella di “chi si definisce sionista ‘senza se e senza ma’ perché non fanno che portare a vicoli ciechi”, spiega la filosofa, condividendo sul tema la posizione di Gad Lerner. Il giornalista, nel corso della presentazione, è poi tornato sulle polemiche legate al 25 aprile, ribadendo le sue critiche ai dirigenti delle Comunità ebraiche rispetto all’invito a sfilare – nel giorno della festa della Liberazione – dietro la bandiera della Brigata Ebraica (unità formata da volontari ebrei della Palestina mandataria, giunti in Italia per partecipare alla lotta di Liberazione). Per il giornalista, che ha ribadito l’eroismo della Brigata Ebraica nel combattere il nazifascismo, sarebbero altri i simboli dietro cui l’ebraismo italiano dovrebbe riconoscersi, ovvero la scelta di centinaia di ebrei italiani di entrare nella Resistenza, tra cui, cita in particolare Lerner, Umberto Terracina, antifascista e padre costituente.
Tornando al libro, l’autrice ha spiegato la necessità di rinnovare il dibattito, in particolare in Italia, sulla condizione di Israele. In merito, secondo Di Cesare, troppo spesso si dà la parola solamente agli scrittori, “che danno una loro visione emozionale delle cose e allora ho pensato che fosse necessario aprire una riflessione filosofica e politica”. Uno dei punti centrali dell’analisi della filosofa, prende spunto dalla citazione del Levitico in cui è scritto, “Mia è la terra, perché voi siete stranieri e residenti provvisori presso di Me”. “Donatella – ha sottolineato Lerner – citando il Levitico ci ricorda che siamo tutti residenti temporanei sulla terra. Sacralizzare dunque la proprietà della terra significherebbe instaurare un rapporto idolatrico con essa”. Un atteggiamento che per il giornalista mette in pericolo lo stesso concetto di sionismo che in questi termini perderebbe la sua accezione ebraica, legata a una visione messianica e di redenzione. “La domanda che si pone sul sionismo è se il suo compito sia terminato con la creazione dello Stato di Israele – ha spiegato Di Cesare – e la mia risposta è no, perché il suo valore è molto più ampio, non è un nazionalismo come gli altri”. Qui una delle questioni fondamentali sollevate dall’autrice, che riconosce al sionismo politico e ai suoi padri, Theodor Herzl su tutti, la lungimiranza di aver creato uno Stato. Ma per Di Cesare bisogna andare oltre e superare il concetto di Stato nazione, “giunto oramai al tramonto”. Superare la questione della terra, dei confini e pensare all’idea di comunità. “Dove ci sono i confini c’è un fronteggiarsi”, riflette l’autrice che invita a ripensare i termini del conflitto tra israeliani e palestinesi su un altro piano perché “la pseudosoluzione dei due Stati appare già superata”.
Tra le opinioni poi emerse nel corso del dibattito seguito alla presentazione, quella di Giorgio Gomel (già direttore del Direttore del Servizio Studi Economici e Relazioni Internazionali della Banca d’Italia), protagonista oggi alla Festa del Libro ebraico con l’appuntamento su “Giacomo Catelbolognesi e la finanza internazionale tra Italia liberale ed età giolittiana” che ha posto la problematica della fattibilità concreta di andare oltre la visione dello Stato nazione. Gomel ha inoltre sottolineato la questione della complessità del dibattito sulla realtà israeliana. “Come diceva Gomel – ha rilanciato poi Donatella Di Cesare – su come i dibattiti in Italia su Israele siano stati fino a oggi, come dire, piccini, meschini, è il caso di dire terra a terra per questo credo sia necessario colmare l’assenza di una riflessione più ampia”. E Israele, nel pensiero di Di Cesare, potrebbe essere un laboratorio su scala internazionale per ripensare ai modelli politici. “La proposta di Donatella, con riferimento a Landauer, è un invito ad assumere l’atteggiamento di fare il possibile e desiderare l’impossibile”.

d.r.

(30 aprile 2014)