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…Toaff

Ieri abbiamo festeggiato a Roma l’entrata di Rav Elio Toaff nel suo centesimo anno di vita. Centinaia di ragazzi nella piazza sottostante l’abitazione hanno cantato con entusiamo attorno a una grande torta augurale, mentre a casa si accumulavano i messaggi augurali. In questi momenti è normale che ci si interroghi sul rapporto che esiste fra le vicende della storia e i suoi singoli protagonisti. E la risposta non è chiara o semplice. È facile dire che con altri protagonisti la storia sarebbe stata differente; così come si può argomentare che se la storia fosse stata differente, quelli che ne sono divenuti i protagonisti non lo sarebbero diventati. Ma è anche indiscutibile che le persone lasciano il loro segno, e nell’ultimo secolo di storia dell’ebraismo italiano il segno di Toaff è stato inconfondibile. Anche se a 99 anni è ancora presto per fare un consuntivo (l’augurio ebraico tradizionale è fino a 120!) – e lasciando ad altri il compito di valutare Toaff il Rabbino e l’Arbitro di giurisprudenza ebraica – io noterei tre tratti dominanti di Toaff il Maestro di vita civile: una grande mente, un grande cuore, e un grande fegato, che in categorie più analitiche sono l’Idea, il Dialogo, e la Dignità. È stata grande la fiducia e l’opera di Elio Toaff a favore dell’idea dell’ebraismo e in particolare nell’impresa educativa orientata a formare e a trasmettere l’identità ebraica: identità ebraica che non può essere solamente un fatto esistenziale personale, direi terminale, isolato dal contesto ma è necessariamente associata a strumenti sistematici di socialità e di convivenza, col supporto di istituzioni e canali di comunicazione formali e informali, partecipazioni collettive ampie per quanto possibile, e un’aggregazione del massimo numero di persone possibile sotto la comunione della fede nella comunità e nel popolo di Israele. Toaff ha dimostrato come l’affermazione della propria identità particolare non debba passare attraverso l’antitesi con l’identità dell’altro, e con lui il dialogo non solo interreligioso ma anche politico ha raggiunto intensità inconsuete. In questi rapporti verso l’esterno si è sempre manifestata la dignità di Toaff, che ha spiegato e proclamato le proprie idee e convinzioni di fronte all’altro senza negoziati di frontiera, senza voti di scambio, e senza compromessi. Toaff haguidato l’ebraismo italiano nel difficile percorso di risalita dall’abisso della Shoah, e auguriamoci che lí dove è stato risollevato l’ebraismo italiano sappia rimanere, trovando le giuste idee, le giuste energie, le giusta strutture, e le giuste persone.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme

(1 maggio 2014)