…legami

La sinagoga è piuttosto bruttina. Ma è l’unica rimasta in piedi delle oltre cento che animavano la vita religiosa e di studio di Vilna, in Lituania. Visitandola solo da turista, il venerdì mattina, si rimane un po’ interdetti: un anziano custode che parla solo russo, una signora che descrive rapidamente la storia del luogo, turisti (israeliani) che girano senza kippah. E’ diffusa la sensazione di abbandono. Decido di tornarci per la tefillah di Shabbath Nasò. Una quindicina di anziani signori seguono il servizio, un chazan con una voce bellissima mi accompagna in un percorso spirituale popolato di ombre e di rimpianti. Rimango avvolto da un’atmosfera irreale: il minhag ashkenazita dei mitnagdìm resiste in questo luogo, uno fra gli ultimi a non cedere alla pervasiva presenza di Chabad (che pure in città sono attivi). Mentre cerco di districarmi nella tefillah, nell’ebraico tipico dell’Europa yiddish da cui provengono le mie radici ma a cui io personalmente non sono per nulla abituato, penso fra me che la mia presenza in quel luogo è un tributo dovuto al Gaon di Vilna e alla sua sfida al mondo chassidico. Non ne prendo le parti (anche perché so che entrambi – chassidìm e mitnagdìm – avrebbero molto da ridire sul mio modo di essere ebreo), ma trovo che l’ebraismo di Vilna meriti rispetto e sia necessario rendere omaggio alla sua storia orgogliosa. Mi lega a quella città la vicenda di Yekutiel Gordon, il giovane che decide di partire da Vilna per studiare medicina all’università di Padova. Qui conosce Moshe Chayim Luzzatto (Ramchal) e ne diventa devoto discepolo. Sarà lui a trascrivere molti dei testi di Ramchal e a rendere nota la vicenda del “magghid” che gravi problemi provocò al suo maestro. E sarà tramite lui che il Gaon di Vilna venne a conoscenza delle opere del filosofo padovano, che lo irretirono al punto da fargli dire che se fosse vissuto ai suoi tempi (solo pochi decenni prima) non avrebbe esitato a recarsi a piedi da Vilna a Padova pur di ascoltarne gli insegnamenti. Di fatto l’enorme successo che gli scritti e gli insegnamenti di Ramchal hanno conosciuto nel mondo ebraico derivano dalla devozione che gli dimostrarono i maestri e gli allievi delle yeshivot lituane, che ne curarono fra l’altro gran parte delle edizioni a stampa. Fedele a questa vicenda mi sono adagiato sulle scomode panche del Beth hakenesset di Vilna, certo di mimetizzarmi. Ma è durato poco: un anziano signore mi ha avvicinato e mi ha fatto capire in un misto di russo, yiddish e gestualità che mi era riservato l’onore di andare a Sefer. Mi chiede il nome per la chiamata, indi (di fronte a me, sbalordito) prende carta e penna e lo scrive (!). Sorrido fra me e attendo il mio turno. E solo a poco a poco mi rendo conto che la chiamata che mi è riservata è la stessa che ha letto lo scorso anno mio figlio in occasione del suo Bar mitzvah, a Padova. E così tutto mi ritorna alla mente in un turbine di emozione: io quella parashah la conosco, parola per parola, e so anche cantarne la haftarah. Personalmente non credo nelle coincidenze, ma credo fermamente in un mondo che si regge su una fitta rete di collegamenti fra spazio e tempo, qualcosa che al giorno d’oggi la fisica quantistica cerca di studiare. Solo così mi spiego il rinnovarsi del legame alchemico fra Vilna e Padova, in un sonnacchioso Shabbat di fine maggio, nel 2014.

Gadi Luzzatto Voghera, storico

(6 giugno 2014)