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Tea for two – The wolf of Milan

silvera giustaOramai ho perso le speranze nei miei confronti. Nonostante la serietà del mio impegno, proprio non riesco a essere una emancipata giovane donna che vive da sola. Il primo fatidico mese di casa tutta mia (+ coinquilina) è abbondantemente passato ed ancora non ho acquistato una pentola o qualcosa di assimilabile ad essa. Onde evitare cibi non kosher, mi attengo al consumo quasi esclusivo di tonno in scatola, germogli di soia e philadelphia e ancora mi chiedo come il mio stomaco possa reggere. Ho cercato di rendere la mia camera più rachelesca possibile, appiccicando un articolo su Giorgio Moroder, una copia del “Triste presagio” e appoggiando con noncuranza sulla scrivania una copia di Vogue America ed il catalogo della mostra di Klimt per imitare i giornali di arredamento glamorous. Sto inaugurando un file di excel nel quale scrivo le mie spese giornaliere divise in quattro colonne: cibo spazzatura, spesa, piccoli capricci e costi fissi. Roba che nemmeno The wolf of Wall street. Superfluo aggiungere che la voce ‘cibo spazzatura’ è in costante rialzo. Vorrei diventare una di quelle milanesi che in questo periodo dell’anno indossa abitini e fa aperitivi nei chiostri, ma proprio non riesco a far sposare armonicamente le due cose: o vado nei chiostri o indosso abitini. Così nell’attesa di diventare “la voce della mia generazione o almeno una voce di una generazione” (Lena Dunham docet) mi concedo piccoli scampoli di gioie materiali: una peonia da un fioraio chiccosissimo, una coca cola con ghiaccio e limone, una manicure a scrocco con le mie colleghe, due o tre libri di Oriana Fallaci, una camicia con disegnati dei soffioni. E naufragare mi è dolce in questo caotico mondo targato Silvera.

Rachel Silvera, studentessa

(9 giugno 2014