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Qui Firenze – Fiorino d’Oro a rav Levi, premiato l’impegno per il dialogo

rabbino levi“Un riconoscimento che non è solo personale ma che è di tutta la Comunità”. Guarda allo sforzo collettivo e all’impegno di chi ha saputo preparare il terreno per fare di Firenze un laboratorio di integrazione il rabbino capo Joseph Levi, cui l’amministrazione comunale conferirà nelle prossime ore il prestigioso Fiorino d’Oro – la massima onorificenza cittadina – come testimonianza dell’impegno profuso per il dialogo interreligioso e l’incontro tra culture diverse. In Palazzo Vecchio, nella cornice del Salone dei Cinquecento, analogo attestato andrà all’arcivescovo Giuseppe Betori e all’imam Izzedin Elzir.
A quasi vent’anni dal suo insediamento un nuovo importante segnale da parte della città. Quali le sue sensazioni a riguardo?
Sono chiaramente emozionato. Si tratta infatti di un’iniziativa che riconosce gli sforzi di leader religiosi che, in una città storicamente votata all’apertura come Firenze, hanno offerto e continuano ad offrire il proprio contributo affinché specifiche sensibilità siano interiorizzate dal più ampio gruppo di persone. La soddisfazione è sia personale che collettiva perché grande è il merito di chi, negli anni passati, si è sempre sforzato di guardare all’Altro con progetti che hanno fatto presa: penso ad esempio, tra i protagonisti della vita di questa Comunità, a Ugo Caffaz, all’ex presidente Daniela Misul o alla compianta Manuela Paggi Sadun. La città di Firenze rappresenta un modello di incontro possibile ed è quindi un onore vedere riconosciuta la bontà di determinate scelte. Oltretutto, in un modo così solenne.
Intervenendo nelle scorse settimane come protagonista dell’invocazione per la pace in Medio Oriente svoltasi presso i giardini vaticani, lei ha più volte citato il messaggio proposto dal sindaco “santo” di Firenze, l’indimenticabile Giorgio La Pira. Cosa resta di quello slancio? Quali le sue possibili applicazioni oggi?
È un messaggio ancora vivo, che deve stimolare ognuno a dare il meglio di sé. Da giovane ho avuto l’opportunità di partecipare a una preghiera collettiva convocata dallo stesso La Pira a Hebron, davanti alla tomba di Abramo. Una commovente occasione di raccoglimento nata nel solco del comune richiamo al capostipite del monoteismo che vede sullo stesso piano ebrei, cristiani e musulmani.
Quella profonda umanità, quello slancio tornano oggi a interrogarci in un momento di grande difficoltà per il Medio Oriente. La Pira, i suoi ideali profondi e sinceri, il rapporto che questi ebbero con la città in cui sperimentò strade rivoluzionarie e innovative, devono essere la nostra fonte di ispirazione. Firenze può e deve essere un esempio di pacifica convivenza per il mondo intero. Non fermiamoci quindi al Rinascimento ma guardiamo anche alle pulsioni che, in tempi più recenti, hanno animato al suo interno le migliori e più lungimiranti menti dell’epoca. La Pira apparteneva senz’altro a questo consesso.
Può il dialogo originare cambiamenti significativi nella risoluzione di conflittualità che hanno ragioni complesse e disparate, in prima istanza di natura politica?
Il dialogo da solo non basta ma è comunque un elemento irrinunciabile. Credo infatti fortemente nella sua centralità come strada per appianare le tensioni. È una sfida attuale per il Medio Oriente, ma non solo: allargando la prospettiva si vede infatti come tanti nodi irrisolti possano veder cambiare il corso del proprio destino attraverso uno sforzo che riconosca l’importanza del momento spirituale condiviso. In questo senso Firenze ha molto da insegnare ed è mia intenzione formulare al sindaco Nardella una proposta concreta.
Quale?
Fare di questa città, sulle orme della sua tradizione antica e presente, un centro di formazione sistematica al dialogo che possa attrarre i giovani dalle zone di conflitto internazionali. Un centro in cui, attraverso tecniche psicosociologiche avanzate, cresca in ogni partecipante la consapevolezza di poter diventare a sua volta ambasciatore di mediazione in patria. Ho in mente un piano dettagliato su come implementare questa iniziativa.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(23 giugno 2014)