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CRISI / Cifre, cosa realtà e cosa propaganda?

Spiegava Sergio Della Pergola, demografo dell’Università ebraica di Gerusalemme, durante il suo recente incontro con la redazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane a Trieste, che quando si tratta di analizzare i dati sulle vittime del conflitto nella Striscia di Gaza, è necessario utilizzare grande cautela. “In una zona densamente popolata in cui circa il 50 per cento degli abitanti ha meno di 18 anni e circa il 50 per cento è costituito da donne, operazioni militari non mirate porterebbero a simili percentuali anche fra coloro che ne rimangono vittima. Il fatto che non sia così è un segno della reale attenzione di Israele a evitare per quanto possibile che i civili vengano coinvolti”.
A rendere complessa una situazione in cui la vita nella Striscia viene messa a dura prova dai combattimenti, con la popolazione lasciata esposta da Hamas, e costantemente utilizzata come scudo umano, è anche l’affidabilità delle cifre messe in circolazione, che provengono solitamente da fonti, tra cui il Ministero della Sanità, legate alla stessa organizzazione terrorista che governa la Striscia.
A fornire un’analisi della distorsione dei dati e soprattutto della narrativa con cui vengono descritti è stato il Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center, che si è occupato di portare avanti ricerche sui nomi delle vittime per capire chi effettivamente fossero. “Le fonti palestinesi a Gaza hanno tutto l’interesse a far credere che a rimanere uccisi siano sempre i civili” ha spiegato il direttore del Centro Reuven Erlich al Times of Israel, sottolineando anche come le informazioni divulgate siano sempre molto generiche. Senza contare che tracciare una linea tra miliziani e civili non è semplice, perché spesso i terroristi combattono e realizzano azioni senza indossare una divisa militare che li rende riconoscibili, e così, una volta sottratte loro le armi, possono essere scambiati per persone comuni. E d’altronde, quello di descrivere ogni singola vittima come un “civile innocente” è uno dei messaggi più veicolati da Hamas, sempre molto attenta all’utilizzo della propaganda.
Prendendo in considerazione la lista dei nomi dei palestinesi rimasti uccisi pubblicata dall’emittente del Qatar Al Jazeera il 19 luglio, riporta ancora il Times of Israel, si può per esempio verificare come l’85 per cento delle vittime erano uomini e più dei due terzi uomini tra i 18 e i 60 anni, nonostante questo gruppo rappresenti solo il 20 per cento del totale della popolazione di Gaza.
L’uccisione di ogni civile è considerata una gravissima perdita in primis proprio dalle Forze di difesa israeliane che compiono ogni sforzo per evitarla.
In una situazione già drammatica e complessa, diventa però ancora più importante ragionare sulla verità, non sulla propaganda.

rt

(28 luglio 2014)