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Ticketless – La vie en rose

cavaglionPer sottrarmi alla vita in nero che ci ha riservato questo anno ebraico, per fortuna in dirittura di arrivo, sono andato a vedere un film francese che nell’inverno mi era sfuggito, La vie en rose. Racconta la vita e la carriera di Edith Piaf. Un bel film francese, da invidiare in Italia, dove se ti va bene ad una gloria della nostra canzone dedicano una fiction. In questi mesi sto cercando di ritrovare il rosa della vita, ma anche di capire quello che sta accadendo in Francia. Tornando a casa dal cinema i radiogiornali raccontavano di una Parigi in stato d’assedio: mentre Kerry e la diplomazia internazionale tentavano di rendere stabile la tregua per Gaza, le autorità francesi proibivano una manifestazione pro-Palestina in place de la République, per timore di un bis dell’esplosione antisemita della settimana passata. Che cosa sta accadendo nella Francia che abbiamo amato e che nel film ritroviamo così bene raffigurata nei suoi colori, nei suoi vezzi, nei suoi ritmi figurativi e musicali? Che cosa è rimasto della Francia di Blum, asilo per tanti esuli antifascisti? Della Francia esistenzialista? Non è dignitoso infatti comparare la Parigi filo Hamas di oggi con la Parigi di ieri che combatteva la sua buona battaglia per l’Algeria. Anche del cinema su cui abbiamo costruito la nostra giovinezza, della letteratura che cos’è rimasto? Se la vita in Francia è diventata questo, che istruzioni per l’uso darebbe Perec? Si farebbe esule nella Parigi di oggi Italo Calvino?

Alberto Cavaglion

(6 agosto 2014)