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“Vicini ai cristiani perseguitati”

In queste ore drammatiche di sofferenza e persecuzione desidero esprimere sentimenti profondi di vicinanza e solidarietà alle Chiese Cristiane e, in particolare, ai Patriarcati orientali, assicurando loro preghiere.
Il Popolo ebraico in quelle terre, in altre confinanti e nel Nord Africa, in un passato non remoto è già stato sottoposto a prove analoghe che prevedevano l’alternativa tra la morte e l’espulsione. Tutto ciò è accaduto e sta accadendo nel silenzio quasi assoluto dell’Occidente. La nostra speranza è che non si ripeta nei confronti dei cristiani d’Oriente quanto già patirono nelle scorse decadi numerose migliaia di ebrei di quelle terre, al pari di altre minoranze, e che vi sia un sussulto di coscienza nei governi occidentali, troppo spesso distratti per disinteresse e ignavia.
La lezione che i perseguitati cristiani d’Oriente stanno impartendo al mondo è duplice e preziosa: una indirizzata ai loro fratelli di fede, una destinata a ogni essere umano libero. È un imperativo morale raccoglierla. Esiste un principio imprescindibile inerente al valore assoluto della vita umana e della sua tutela, che prevede la fedeltà a sé stessi e alla propria storia, la preservazione ferma della propria identità e diversità, la difesa della propria e dell’altrui dignità, che si esprime nel preferire la morte e la persecuzione all’abiura e alla conversione forzata.
Questa lezione drammatica pone interrogativi inquietanti, divenuti ormai ineludibili, alle democrazie occidentali e al mondo. In particolare, ci ricorda che i fondamenti e i riferimenti simbolici, etici, politici e giuridici dell’Occidente non appaiono purtroppo condivisi nella loro evidenza e universalità. Essi, infatti, potendo essere sovvertiti e disattesi, richiedono un’educazione continua. Parimenti, occorre necessariamente riconoscere che tali principi e valori scaturiscono dall’incontro tra radici “greche” e radici “bibliche”. Negare tali “radici”, e in particolare le seconde, significa ignorare la realtà, disattendere la storia e potenzialmente esporre quanto con difficoltà conquistato attraverso i secoli e attraverso il sacrificio di milioni di vite umane a oscure insidie.
Dobbiamo pregare per la pace, ricordandoci che essa è una realtà dinamica e non statica, che richiede impegno e coraggio per conseguirla. Dobbiamo chiedere a Dio di infondere un’intelligenza di cuore nei governanti e nei loro consiglieri. La pace, in particolare, non va assolutamente intesa come tacita tolleranza di soprusi o come non decisa opposizione nei confronti di chi opera in spregio dell’altrui vita, dignità e libertà. Al contrario, è un dovere religioso contrastare, con fermezza, determinazione, responsabilità e coraggio, ogni forma di tirannia e persecuzione.
Si preghi il Signore perché ispiri nei responsabili delle Nazioni e delle religioni l’attuazione efficace di percorsi autentici di giustizia e sicurezza, di libertà ed equità e, quindi, di pace.

Rav Giuseppe Laras, Presidente del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia

(10 agosto 2014)