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Wiesel, parole chiare su Hamas

Elie Wiesel ad“Gli ebrei hanno rifiutato il sacrificio di bambini tremila e cinquecento anni fa. Ora tocca a Hamas”. Un’affermazione che colpisce, pubblicata, tra gli altri, da New York Times, Washington Post e Wall Street Journal. Ma il Times, a Londra, ha rifiutato di ospitare sulle sue pagine quello che non è uno slogan qualsiasi, ma il titolo di una pagina pubblicitaria sponsorizzata da The Values Network, l’organizzazione fondata da rav Shmuley Boteach, che ha per obiettivo la diffusione dei valori universali dell’ebraismo. Il rifiuto è stato motivato dal Times con queste parole: “Le opinioni che vi sono contenute colpiscono troppo, e sono espresse in una maniera troppo forte, possono essere causa di preoccupazione per un numero significativo di lettori del Times”. Privati così della possibilità di conoscere l’opinione di un premio Nobel.
Già, perché l’autore del testo è Elie Wiesel, che continua ricordando: “Nella mia vita, ho visto buttare nel fuoco dei bambini ebrei. E ora ho visto bambini musulmani usati come scudi umani”. Più avanti nel testo si legge: “Ciò che ci sta facendo soffrire oggi non è una battaglia degli ebrei contro gli arabi, o degli israeliani contro i palestinesi: Si tratta piuttosto di una battaglia fra coloro che celebrano la vita e coloro che preferiscono la morte. È una battaglia della civiltà contro la barbarie”.
Per rav Boteach il Times rientra in quella parte di media britannici portatori di una posizione “già tristemente asimmetrica contro Israele”, ma a parziale riscatto della stampa del Regno Unito è arrivata la notizia che il Guardian è disponibile alla pubblicazione.
Il New York Observer, primo giornale a raccontare la vicenda, ha commentato che “Il Guardian, giornale di sinistra, evidentemente crede nella libertà di pensiero e nell’importanza di portare a conoscenza dei suoi lettori le parole di un premio Nobel su una questione importante”. Parole che devono però aver toccato qualche nervo scoperto, perché immediata è arrivata la precisazione dello stesso Guardian: “L’accettazione di una pagina pubblicitaria non significa, ovviamente, che il giornale condivida le affermazioni e le opinioni che vi sono contenute”.

Ada Treves twitter @atrevesmoked

(11 agosto 2014)