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Gottschall: “Siamo ciò che narriamo”

gottschallNell’incontro di venerdì scorso, al Festivaletteratura di Mantova, Jonathan Gottschall ha spiegato come la finzione sia la più “antica e potente tecnologia di realtà virtuale, che simula i grandi dilemmi della vita umana”. Docente di inglese, esponente del darwinismo letterario, autore prolifico, Gottschall pubblica indifferentemente sul New York Times e sulle riviste scientifiche e sarà domani mattina a Milano, alla biblioteca Sormani, per introdurre con una sua lezione – intitolata “Siamo ciò che narriamo” – la presentazione di Jewish and the City, il festival internazionale di cultura ebraica che dedica la sua seconda edizione a “Pesach, il lungo cammino verso la libertà”.
“L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani” è il titolo dell’ultimo libro di Gottschall (tradotto in Italia da Bollati Boringhieri) ed è anche il titolo del suo secondo intervento milanese, che si terrà a fine pomeriggio alla Fondazione Feltrinelli.
L’autore ha anticipato al portale dell’ebraismo italiano i temi del suo intervento.

Siamo ciò che narriamo

Gli esseri umani sono animali narranti. Creiamo continuamente fantasia. Esiste una quantità incredibile di storie di immaginazione sulle pagine, in scena e sugli schermi: storie di omicidi, storie di sesso, di guerra, di cospirazione. Storie vere e storie false. Divoriamo romanzi, film, spettacoli. Anche gli eventi sportivi e i processi penali si svolgono come fossero racconti. Siamo una specie che dipende dalle storie, siamo più dipendenti dalla narrazione di quanto crediamo. Possiamo stare senza i nostri libri e senza schermi, ma non possiamo vivere senza storie. Sogniamo, fantastichiamo, socializziamo con le storie. E le storie fanno parte di ogni aspetto della nostra vita, del modo in cui viviamo e del modo in cui pensiamo. Si tratta tuttavia di un territorio che è rimasto per lungo tempo sconosciuto, e non mappato. È facile dire che gli esseri umani sono “programmati” per le storie, ma perché? In questo libro sostengo che le storie ci aiutano ad affrontare i complessi problemi sociali che ci pone la vita, proprio come un simulatore di volo prepara i piloti ad affrontare le situazioni difficili. La capacità di raccontare storie si è evoluta, come altri comportamenti, per garantire la nostra sopravvivenza.
jgottschall2Sulla base delle più recenti ricerche nel campo delle neuroscienze, di psicologia e biologia evolutiva spiego cosa significa essere un animale narrante. Sapevate che più siete assorbiti da una storia e più quella storia modificherà il vostro comportamento? E che tutti i bambini mettono in scena lo stesso tipo di storie, in qualsiasi parte del mondo e ambiente crescano? E sapevate che le persone che leggono più fiction sono più empatiche?
Ovviamente, il nostro istinto per la storia ha un lato più oscuro. Ci rende vulnerabili, suscettibili alle teorie complottiste, alla pubblicità, e a una narrazioni di noi stessi più “verosimile” che vera. I miti nazionali possono anche essere terribilmente pericolosi: le ambizioni di Hitler sono state in parte alimentate da una storia. Però, come mostro in questo libro, le storie possono anche cambiare il mondo, in meglio. Le storie di maggior successo hanno una morale: ci insegnano a vivere, in maniera implicita o anche esplicitamente, e ci legano gli uni agli altri con la forza degli ideali condivisi. Noi sappiamo di poter forgiare la storia. “L’istinto di raccontare” mostra come le storie diano forma a noi, come individui e come gruppi.
Nel mio discorso per ebrei e la città Vorrei anche discutere di come la mia recente scoperta della mia ascendenza ebraica ha modificato e arricchito la mia storia personale. Ma nella lezione che ho preparato per Jewish and the City spiegherò anche come la recente scoperta delle mie radici ebraiche ha modificato e arricchito la mia personale storia.

Jonathan Gottschall

(7 settembre 2014)