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mitzvot…

«Prendo a testimone il cielo e la terra che trattasi del non-ebreo o dell’ebreo, sia uomo o donna, sia schiavo o serva, su ognuno, a seconda del suo operato, riposa lo spirito di santità» (Yalkut, su Giudici IV 4).
Sono molte le donne ebree che, anche in epoca femminista, non contestano la divisione dei ruoli maschile-femminile tipica della tradizione ebraica. La divisione di ruoli non implica la presunta superiorità di qualcuno, ma solo la diversità. La differenza non solo ha una sua dignità, ma è un valore da difendere. I ruoli, nel pensiero ebraico tradizionale, sono differenti tra uomo e donna, minorenne e maggiorenne, Cohen, Levi e Israel, schiavo e libero, ebreo e non ebreo.
Perché un Ben Noach (un non ebreo che osserva i “sette precetti universali dei figli di Noè”) ha solo 7 mitzvot e l’ebreo invece ne ha 613?
Per quale motivo la donna è esente da alcune mitzvot legate al tempo specifico e ha invece alcune mitzvot sue proprie?
Non e questione di presunta inferiorità o superiorità, ma di diversità: possiamo dire che un Ben Noach che osserva le “sheva mitzvot bene Noach” è considerato un “giusto” pari ad un ebreo che osserva 613 mitzvot; una donna ebrea che osserva le sue mitzvot è considerata “giusta” al pari di un uomo ebreo che osserva le sue. Perché per raggiungere lo stesso livello di “giustizia” il Ben Noach ha bisogno di meno carico educativo dell’ebreo? E così anche la donna ebrea rispetto all’uomo ebreo? L’ebreo ha una responsabilità specifica e un compito specifico rispetto a un Ben Noach; così anche il Cohen rispetto a un Israel: questo però non implica che il Cohen possa venir considerato “superiore”, egli svolge solo il suo compito. Si potrebbe dire, paradossalmente, che nel caso di un ebreo che non osservasse tutte le 613 mitzvot, e di un Ben Noach che le osservasse tutte 7, questo ultimo sarebbe considerato “più giusto” dell’ebreo. Così è da intendersi anche il rapporto tra Cohen e Israel; tra uomo e donna. La diversità e la complementarietà degli obblighi è una delle basi dell pensiero ebraico; stessi diritti per tutti, obblighi differenti per ognuno; ed è su questa base che l’ebraismo vuole porre le fondamenta per una società stabile e giusta. Come la natura ha conferito alla donna una costituzione corporea, psicologica e spirituale differente da quella dell’uomo, così la tradizione ebraica segue un ordine sociale che si propone di valorizzare, tanto per l’uomo quanto per la donna, la più completa espressione della propria vocazione spirituale. Sarebbe assurdo quindi imputare alla tradizione (o alla natura stessa) un regime di ineguaglianza.

Paolo Sciunnach, insegnante

(15 settembre 2014)