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…origini

Non si può più sopportare. Non è ammissibile ed è segno della permanenza inquietante di un antisemitismo sottotraccia. Parlo della continua, reiterata, intramontabile affermazione che si legge costantemente nelle biografie di personaggi di rilievo che hanno la ventura di essere ebrei. Ma non lo sono mai. Sono sempre “di origine ebraica”, oppure “di origini israelitiche”. Ripeto: nonostante non si tratti di per sé di un insulto, è un linguaggio reticente che non è accettabile. Non esiste, infatti, una reciprocità. Non ho mai sentito parlare di Tizio o Caio che sarebbe “di origine cristiana” o “di origine musulmana”. E allora perché di origine ebraica? I casi sono due: o uno è ebreo, e questa sua dimensione ha una relazione di qualche interesse con la sua biografia per cui vale la pena di citarla, oppure non lo è (magari perché convertito, o semplicemente agnostico o disinteressato) e allora non si vede perché questa sua caratteristica ancestrale debba rientrare nella sua descrizione biografica. Ma dire di un ebreo che è di “origine ebraica” significa negargli quell’identità oggi, nel presente. Significa guardare con un certo sospetto, come se il fatto fosse in qualche modo anacronistico, l’idea che una persona possa essere a tutti gli effetti, liberamente e apertamente ebreo.

Gadi Luzzato Voghera, storico

(7 novembre 2014)