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Chanukkah…

Che follia, che sfida illogica provare ad illuminare il mondo in questi giorni di Channukkah, in questo tempo di dicembre del 2014 nel quale bambini in Pakistan vengono uccisi perché osano studiare, adulti bruciati vivi perché osano insegnare e bambine in Yemen ammazzate perché osano recarsi a scuola. Che follia, che testarda pazzia insistere ad illuminare il mondo mentre l’Europa decide che Hamas, una organizzazione terrorista, è in realtà una legittima espressione di autodeterminazione, mentre negli Stati Uniti un uomo di colore viene ammazzato solo perché si attardava ad aprire la porta di casa sua. Quanto coraggio e quanta pazzia sono necessari per cantare le benedizioni mentre con una piccola candela si insegna alla nostra generazione futura ad illuminare ogni tipo di buio? Eppure non possiamo non cantare e non dobbiamo stare in silenzio, sebbene come bolle d’aria salgano alla mente le parole di Salvatore Quasimodo del 1945 in “Alle fronde dei salici” mentre parafrasava il Salmo 136:

“E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.”

In questi giorni e in questi tempi non possiamo permetterci il lusso di cetre silenti e dobbiamo cantare per i bambini che devono andare a scuola, per le bambine che devono essere istruite, per i popoli che devono riscattarsi senza l’uso del terrore e per le società occidentali ancora troppo lontane dal vero senso della luce democratica.

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino

(19 dicembre 2014)