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Il miracolo degli ebrei

lucreziSarà presentato oggi pomeriggio, presso l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli, un libro di sicuro interesse, che aggiunge nuovi punti di vista e nuove sollecitazioni a un dibattito che gli eventi drammatici di queste settimane e questi giorni rendono, purtroppo, sempre più attuale: “Il miracolo degli ebrei. Analisi di un mito”, di Alfredo Del Monte (Ed. Bonanno, 2014).
Intenzione dell’autore, economista di fama internazionale, è quella di affrontare alcune antiche questioni collegate alla storia del popolo ebraico, e al difficile rapporto da esso intrattenuto col mondo dei gentili, sintetizzabili essenzialmente in due domande di fondo: quali sono le ragioni della straordinaria persistenza identitaria dell’ebraismo, che permette a un popolo e a una religione di sfidare i millenni, conservando sempre, al di là di evoluzioni e cambiamenti, la sua peculiare capacità di conservazione e trasmissione? E quali sono le ragioni della – anch’essa straordinaria, purtroppo – inimicizia e diffidenza, da parte del “resto del mondo”, verso il popolo mosaico, in un paradossale capovolgimento della profezia secondo cui esso avrebbe dovuto brillare come “luce per tutte le nazioni”? Un pregiudizio tanto forte, diffuso e persistente da avere spinto qualcuno – come, proprio nell’ultima pagina del suo saggio, ricorda del Monte – a formulare la disperante conclusione secondo cui si anniderebbe addirittura, in tutti i non ebrei, “un’essenza antisemita”? Esiste forse, in tale persistenza e capacità di resistenza, qualcosa di misterioso, di metafisico, o forse – come suggerisce il titolo del volume – di ‘miracoloso’?
Per cercare di dare una risposta ai due quesiti, l’Autore si addentra in una dettagliata ricostruzione degli accidentati percorsi di formazione, evoluzione, trasmissione, mutamento dell’identità ebraica attraverso i millenni, dall’età dei patriarchi all’ellenismo, dalla distruzione del Tempio e l’esilio fino all’età moderna, l’assimilazione, il sionismo ecc. Una storia che, ovviamente – come per ogni storia degli ebrei – è anche la storia delle mille persecuzioni e tragedie da essi subite, dall’antisemitismo teologico cristiano fino all’antigiudaismo politico, economico, razziale degli ultimi due secoli. Un’esposizione particolarmente ben documentata, che non manca di offrire al lettore dei dati nuovi o poco conosciuti, soprattutto sul piano dei flussi migratori e delle specifiche realtà dei vari insediamenti ebraici, analizzati nelle dimensioni demografiche, nel radicamento territoriale, le attività lavorative svolte ecc.
In particolare, Del Monte insiste sugli elementi di discontinuità rilevabili nei vari passaggi tra le diverse epoche, che vedono dei cambiamenti sostanziali tra le varie forme di identità ebraica e anche tra i diverse tipi di ostilità antigiudaica: come l’ebreo osservante del Medio Evo è diverso da quello integrato e secolarizzato dell’età moderna, così lo stereotipo dell'”assassino di Cristo” è differente da quello del ricco sfruttatore, o dell’avido e astuto mercante (il “popolo classe” della vulgata marxista), o del pericoloso sovversivo, o dell’esponente dell’abietta “sottorazza”. E ogni mutamento troverebbe una spiegazione, un’interpretazione logica e razionale sul piano storico, cosicché – ed è questo il senso ultimo dell’analisi dell’autore – non sarebbe giusto parlare di un “miracolo” degli ebrei, giacché la lunga presenza del popolo ebraico nella storia non sarebbe altro che un fenomeno storico, con la sue specifiche spiegazioni storiche: “Non vi è nulla di miracoloso nella persistenza della minoranza ebraica”.
Il libro si fa apprezzare per l’accuratezza e la serietà dell’indagine, l’ampiezza dei dati documentali esaminati e i non pochi spunti originali della trattazione. E sono personalmente d’accordo, in linea di massima, con l’interpretazione razionalista dell’autore: se la storia è uno dei tanti prodotti della natura – e se si ritiene che l’uomo faccia parte della natura -, nella storia non dovrebbero esserci miracoli di sorta. Credo anche, però, che la storia degli uomini sia anche, o soprattutto, il percorso di un fiume oscuro ed enigmatico, dominato da forze criptiche e irrazionali, difficilmente decifrabili attraverso la mera ragione. Non so quanto a questo percorso appartenga la storia del popolo ebraico, ma certamente appartiene ad esso la storia del suo ‘negativo’, ossia dell’antisemitismo, fenomeno torbido e opaco per il quale la fredda e lucida analisi economicistica appare, talvolta, inadeguata: siamo proprio sicuri che tra il “mito nero” dell’ebreo deicida e quello del banchiere, del bolscevico, del soldato massacratore ecc. ci sia una differenza intrinseca, di sostanza, e non solo di facciata? A me sembra proprio di no, e alcune conclusioni di Del Monte mi paiono alquanto opinabili, come quando, per esempio, avendo constatato che, purtroppo, “più la politica israeliana cerca di garantire la sua sicurezza…, più si accentua, non solo nel mondo arabo, l’antiebraismo”, si indica in tale meccanismo “l’ulteriore prova che non esiste una matrice unitaria che spiega presso i vari popoli e nei vari tempi l’antisemitismo”. Certamente sbaglierò, ma a me questo nuovo (in realtà, ormai anch’esso vecchio) antiebraismo pare proprio “l’ulteriore prova” dell’esistenza di questa “matrice unitaria”. Ma se, come disse Huizinga, la storia è “la scienza inesatta per eccellenza”, figuriamoci quanto lo è la storia dell’antisemitismo.

Francesco Lucrezi

(18 febbraio 2015)