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Israele – La casa costa troppo

shapiraLa famosa protesta delle tende del 2011 in Israele sembra ormai lontana. Allora migliaia di persone scesero in piazza per chiedere al governo di intervenire sul carovita. Tra le questioni più pressanti, il costo delle case e degli affitti. Ci furono promesse da parte del governo allora in carica, guidato da Benjamin Netanyahu, fu istituita una commissione ma grandi soluzioni non furono adottate. A testimoniarlo, l’indagine pubblicata ieri dall’ufficio del Mevaker HaMedina Yosef Shapira (nell’immagine), il Controllore di Stato (le cui funzioni sono assimilabili alla Corte dei conti italiana). Dal report, che fa riferimento al periodo che va dal 2008 al dicembre del 2013, emerge un giudizio severo rispetto alle inadempienze dei governi che si sono succeduti (Ehud Olmert fino al 2009, poi due volte Netanyahu). Si parla di “assenza di una politica abitativa da parte del governo”, di mancanza di progettualità e inadeguatezza nell’affrontare quello che costituisce un problema importante per la società israeliana. A testimoniarlo i dati forniti dal documento: dal 2008 al 2013 il costo per l’acquisto di un appartamento in Israele è aumentato del 55 per cento, l’affitto medio mensile ha registrato invece un aumento del 30 per cento. Una ripida ascesa dei prezzi a cui, si evince dal rapporto, la politica non ha saputo mettere un freno. “Se questa tendenza di aumento dei prezzi delle case continua, e se la tendenza al rialzo dei salari rimane relativamente moderata, allora sempre più settori della popolazione saranno esposti al rischio finanziario di non avere la capacità (economica) di soddisfare queste spese”, la preoccupazione di Shapira, che punta il dito contro i governi che si sono succeduti negli ultimi anni. “La segreteria del governo non ha effettuato nessun monitoraggio sistematico rispetto all’attuazione delle decisioni prese dal gabinetto durante il periodo 2005-2012 in riferimento alle politiche abitative, e molte decisioni non sono state implementate o la loro attuazione è stata a lungo ritardata”, si legge nel report, da cui emerge un giudizio duro rispetto alla politica di Netanyahu e del suo governo nell’affrontare la questione. Proprio l’attuale primo ministro aveva dato mandato nel 2011, nel periodo della protesta delle tende, alla commissione guidata da Manuel Trajtenberg di trovare delle soluzioni per abbassare i costi di acquisto e affitto delle case. Ne risultò una sorta di documento programmatico che però, rileva Shapira, non fu poi attuato o comunque in misura non efficace dal governo Netanyahu.
“Il rapporto sottolinea le tante cose che abbiamo fatto – il commento di Netanyahu sulle trecento pagine del documento di Shapira – ma ammetto che c’è molto di più da fare”. “Ho intenzione di affrontare questi problemi nel nostro prossimo governo con i nostri alleati naturali. Anche loro sono interessati ad affrontare questo problema e sono sicuro che insieme saremo in grado di intraprendere questa grande missione”, ha dichiarato il premier. Non altrettanto sicuri sono i suoi avversari, con Yair Lapid, ex ministro delle Finanze del governo uscente (messo alla porta dal primo ministro a dicembre), a puntare il dito contro il leader del Likud. “Siamo di fronte a un rapporto importante – ha affermato Lapid – che investiga gli anni di fallimenti e inazione di Netanyahu rispetto al problema delle case in Israele. Il pubblico deve sapere chi è il responsabile della crisi abitativa nazionale”.

Daniel Reichel

(26 febbraio 2015)