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Qui Trieste – Nel nome di Giorgio Bassani

bassaniNegli anni ’70 del secolo scorso la Rai produsse una serie di interviste ad autori collegandoli alla città che più di altre fosse significativa per ciascuno. Risale al 1979 quella dedicata a Giorgio Bassani, nato a Bologna nel 1916, ma profondamente legato a Ferrara, tanto presente nella sua opera. Il Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste lo ha proposto ieri pomeriggio, con la presentazione del professor Elvio Guagnini e alla presenza di Paola Bassani, figlia del grande scrittore, letterato e poeta.
La Fondazione Giorgio Bassani ha accolto così l’idea di Maria Luisa Vaccari che, spinta da grande riconoscenza per l’opera di questo importante personaggio del ‘900, ha deciso di promuoverne la divulgazione e, dopo decenni, il filmato era stato ripresentato per la prima volta qualche mese fa alla Società del Casino Pedrocchi di Padova e ieri a Trieste.
Da questo incontro-intervista emerge l’attualità del suo pensiero, la lucidità che lo ha sempre accompagnato, la rara capacità di oggettivarsi per riuscire ad essere un artista critico, non soltanto nel giudizio dell’opera altrui, ma anche verso se stesso e nei confronti delle molteplici realtà cui appartenne. Ne aveva appreso il metodo da Roberto Longhi, il critico d’arte che era stato suo docente e maestro negli anni dell’università e che rimase suo punto di riferimento anche in seguito, pur distanziandosene con rispetto. Bassani fece proprio questo approccio all’opera d’arte e lo trasferì nella letteratura, sia per quanto riguarda l’attività di scrittore e poeta, sia nell’ambito dell’editoria. La figlia Paola, presente all’incontro, ricorda così la sua attività di direttore editoriale della Feltrinelli (gli va attribuito il merito di aver riconosciuto l’importanza de “Il Gattopardo” di Giovanni Tomasi di Lampedusa, di cui aveva letto il manoscritto giunto anonimo), di insegnante negli istituti superiori e, dell periodo in cui ebbe l’incarico di docente di Storia del Teatro all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, racconta dell’entusiasmo che riportava in famiglia dopo quelle lezioni, seguite allora da Carmelo Bene, Paola Gassman e da tanti altri.
Dall’intervista filmata e soprattutto parlando con Paola Bassani emerge la figura di un personaggio tormentato e poliedrico, intensamente laico, legato in modo profondo alle proprie radici, capace di riconoscere con grandissima onestà le contraddizioni di chi visse un’epoca tragica nella quale seppe dimostrarsi in grado di scegliere con coraggio da che parte stare. Un uomo e un artista il cui pensiero risulta fondamentale e punto di riferimento, esempio di impegno civile, oggi più che mai.

Paola Pini

(30 marzo 2015)