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Il dibattito nato da un pezzo sul New Yorker
Il limite allo humor ebraico

new yorker“La prima cosa che ho notato di lui sono i suoi occhi”. “Il suo migliore amico si chiama Archi”. Queste sono solo due delle 35 frasi che compongono l’elenco redatto da Lena Dunham sul New Yorker, intitolato “Dog or Jewish Boyfriend? A Quiz” (Cane o fidanzato ebreo? Un quiz – l’illustrazione è di Bendik Kaltenborn). Il lettore è dunque invitato dalla giovane attrice e regista della serie tv Girls a tentare di indovinare se le affermazioni riportate sono da riferirsi al cane o al ragazzo di Lena. La quale ha generato con questo articolo una catena di reazioni, tra critiche, difese e parodie, ma anche riflessioni sull’umorismo ebraico in generale.
A muovere le prime critiche è stata Jordana Horn su Kveller.com, un sito che parla dell’essere genitori in chiave ebraica. “Quando una persona paragona qualcuno del mio gruppo etnico, della mia religione o della mia cultura a un cane si sta comportando in modo cattivo, ignorante e molto molto odioso. E questo anche se si tratta di persone che sono considerate di solito piuttosto simpatiche e affermano di amare Russ and Daughters (storico negozio di alimentari casher di Manhattan, ndr) e il merluzzo e Nora Ephron e Woody Allen”, scrive nell’articolo. “Il fidanzato che descrive è un antipatico personaggio debole, dozzinale, lamentoso, ingrato e piagnucoloso. Dire che queste caratteristiche sono chiaramente ebraiche – o canine? – mi offende profondamente”, continua Horn, riferendosi in particolare a frasi come “Raramente dà la mancia e non porta mai il suo portafogli da nessuna parte” e “Si aspetta di essere servito e riverito dalle donne della sua vita e ogni cosa che ha in meno di ciò lo rende lagnoso e distante”. “Quando ho letto il titolo del pezzo ho pensato che dovesse essere uno scherzo, non era possibile che il New Yorker intitolasse un articolo umoristico intitolato ‘Cane o fidanzato nero/asiatico/musulmano/o qualunque altro gruppo etnico o religioso”, ha poi spiegato per giustificare il suo attacco pubblico.
Dopo il quale si è scatenata, come da prassi degli anni 2010, una pioggia di tweet, allineati o contrari all’opinione della giornalista. A seguito di questo trambusto virtuale, si è sentita forte e chiara anche la voce della Anti Defamation League, l’organizzazione che si batte contro antisemitismo e razzismo in generale. “Lo humor è una questione di gusto, e le persone possono non essere d’accordo sul fatto che una cosa sia divertente o meno. Alcuni sicuramente troveranno offensivi gli stereotipi di Lena Dunham sugli ebrei. Altri troveranno discutibile l’idea stessa di paragonare un cane a un fidanzato ebreo”, ha detto il direttore nazionale statunitense della ADL Abraham Foxman. “Il pezzo è particolarmente preoccupante perché evoca memorie dei cartelli con scritto ‘Vietato l’ingresso a cani ed ebrei’ della nostra storia recente e anche perché, in un modo ancora più sinistro, molti nel mondo islamico si riferiscono in maniera dispregiativa agli ebrei come ‘cani’”, ha aggiunto.
Dal canto suo Lena Dunham, il cui fidanzato ebreo nella vita vera dal 2012 è Jack Antonoff, chitarrista dei Fun, non ha rilasciato nessun commento riguardo questa vicenda, nemmeno su Twitter dove tutto ha avuto origine. Ha invece difeso l’articolo l’editor del New Yorker David Remnick. “La tradizione comica ebraica è ricca di occasioni in cui si prende gioco ma anche gioca con gli stereotipi. Chiunque abbia mai sentito parlare di Lenny Bruce o Larry David o Sarah Silverman, o che ha letto ‘Il lamento di Portnoy’ lo sa. Lena Dunham, che è ebrea e enormemente talentuosa, è una voce comica che agisce in quello spirito. Richard Pryor e Chris Rock fanno la stessa cosa con gli stereotipi sui neri; Amy Shumer lo fa con le donne e gli stereotipi di genere”, ha affermato. “Non m’importa se un lettore o un altro non hanno trovato il pezzo divertente – ha proseguito. Le persone possono essere in disaccordo su quello. Ma considerando tutto il vero odio e le vere tragedie nel mondo, le persone che si mobilitano per il cosiddetto antisemitismo di questo pezzo comico, come quelli che hanno inveito contro Philip Roth una o due generazioni fa, con tutto il rispetto urlano nella direzione sbagliata”.
Sulla stampa ebraica nel frattempo pullulano le opinioni in merito. Un compagno di liceo dell’attrice, Avi Taranto, spiega ad esempio perché trova “la gaffe comica di Lena Dunham così allarmante”. “Francamente credo che il punto cruciale sia che il pezzo sarebbe stato più difficile da attaccare se fosse stato, semplicemente, un pochino più originale”, scrive invece l’opinionista Allison Kaplan Sommer. Concorda anche la collega Marjorie Ingall: “Le persone sono orripilate dal fatto che Lena Dunham paragoni gli ebrei a cani, ma non è così. Sta paragonando un ebreo, il suo fidanzato, e a dire il vero non necessariamente il suo fidanzato ma il fidanzato del personaggio la cui voce sta interpretando, al suo cane”. Conferma Bendik Kaltenborn, il disegnatore residente in Norvegia dell’illustrazione che accompagna l’articolo, un cane vestito da usciere che porta una valigia e un ragazzo con un collare conico da cane e la lingua di fuori: “Avevo disegnato il ragazzo simile ad Antonoff, ma quelli del New Yorker mi hanno fatto modificare il disegno perché risultasse un personaggio anonimo”.

Francesca Matalon

(3 aprile 2015)