Le ambiguità degli scrittori
La cosa si è fatta seria: mentre in un sobborgo di Dallas in Texas due uomini aprono il fuoco contro un concorso sulle raffigurazioni del profeta Maometto, arrivano a 200 e passa gli scrittori che si sono dissociati dal premio del Pen American Center “per il coraggio della libertà d’espressione” a Charlie Hebdo. Fra i ribelli spiccano nomi interessanti come quello di Joyce Carol Oates, Patrick McGrath che fanno conferire alla protesta una tinta sinistra. E c’è da scommettere che il dissenso abbia molti più sostenitori. Eppure questo premio a Charlie è qualcosa di più di un riconoscimento; è ammirazione, gratitudine verso i vignettisti francesi, comprensione per il loro lavoro. Le loro matite non avevano di mira la religione in sé, ma i fondamentalisti, ossia tutti coloro che strumentalizzano Maometto per legittimare il crimine, asservendolo ai loro scopi.
Possibile che i contestatori del premio non l’abbiamo capito? Ma che anzi, arroganti, mostrano di saperne più degli altri sull’argomento: il premio è una svista!
Per la Oates e gli altri protestatari i vignettisti sono stati vittime di un crimine atroce, ma non per questo vanno premiati, perché sono razzisti, insultano i credenti musulmani di Francia, diffamano la loro religione; la satira di Charlie, spiegano, non è libera, ma dettata dalla loro islamofobia.
Ma sanno cosa significa esser islamofobi? Significa provare paura, repulsione, disgusto, nei riguardi dell’Islam.
I disegni dei vignettisti sarebbero dunque l’espressione di questo loro stato mentale? Anche se sapevano di rischiare la pelle, il loro sentimento di avversione era così forte da non riuscire reprimerlo andando incontro allo sfacelo? Sarebbero degli irresponsabili insomma, che non essendo in grado di esercitare un controllo sulla loro fobia si sarebbero esposti a un pericolo mortale.
Così parlano i ribelli, anzi delirano, mettendo sullo stesso piano le vignette, la bibbia del nazismo il Mein Kampf o magari, perché no, le caricature oscene e assassine sugli ebrei del nazista Julius Streicher; insomma la cecità nei confronti dei vignettisti è cecità nei confronti di queste differenze essenziali: tra chi onora la libertà di espressione combattendo i dogmi e chi semina odio. Infatti sono proprio questi scrittori che hanno boicottato il premio a non accorgersi nemmeno della loro ipocrisia; la loro difesa dei ‘poveri musulmani moderati’, che secondo loro sarebbero umiliati dalle caricature di Charlie Hebdo, in realtà rivela tutto il disprezzo nei loro riguardi. Li trattano da mentecatti, come se non fossero in grado di astrarre da loro stessi, di relazionarsi con l’altro, terrorizzati che il loro credo possa venir profanato da un disegno, da uno slogan. Quando invece l’intelligenza e lo humour aiutano a pensare, e il pensiero non è mai in contrasto con la religione, se mai la illumina.
Tiziana Della Rocca
(5 maggio 2015)