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J-Ciak – La mia rivincita su Hitler

kichkaSe avete amato “La seconda generazione – Quello che non ho detto a mio padre”, graphic novel di Michel Kichka (Rizzoli 2014) non vi farete scappare l’adattamento per il cinema. Il lavoro di uno dei più apprezzati cartoonist del nostro tempo arriverà infatti a breve sul grande schermo con il titolo francese “Deuxième Generation – Ma Revanche sur Hitler”, animazione diretta dalla regista ebrea francese Véra Belmont.
Script e storyboard sono stati completati e la produzione è in fase di avvio. Il lungometraggio potrebbe approdare nelle sale nel giro di un anno e mezzo ma, come spesso accade, la tempistica è questione di fondi. In questo caso i fan possono però accelerare l’uscita del film, aderendo alla campagna di crowfunding appena lanciata su Kickstar.com. L’obiettivo è raggiungere 109,502 dollari entro il 6 luglio. Fino a ieri sera ne erano stati raccolti 13,535, grazie a un centinaio di sostenitori che hanno versato cifre dai cinque ai cento dollari.

L’idea di ricorrere al finanziamento dal basso non è nuova per i cineasti e sta diventando un business di proporzioni notevoli. L’ultimo fenomeno in rete è un corto svedese intitolato “Kung Fury” realizzato tramite Kickstarter. E nemmeno Spike Lee ha esitato a rivolgersi al suo pubblico per trovare fondi (per la cronaca, ha raccolto un milione e mezzo di dollari). Nel caso di “La Deuxième Generation” l’appello ha però un sapore particolare.
Il lungometraggio narra l’infanzia di Michel, figlio di Henri, sopravvissuto alla Shoah. “Avevo 12 anni. Eravamo una famiglia ebraica belga media. Ma a guardare bene, non eravamo esattamente come le altre famiglie”, esordisce il film. La vicenda, che adombra quella dello stesso Kichka, è quella di un bimbo che cresce, assieme al fratello, nel silenzio del padre. Gli orrori del passato, di cui con i figli non vuole parlare, trapelano da infiniti dettagli e aneddoti, spesso ironici, sempre struggenti: il numero tatuato sul braccio, che il figlio scambia per un numero di cellulare, la minestra che gli ricorda Auschwitz, la moglie che in nome dell’esperienza patita nei campi lo scusa sempre.
Il passato, narra il libro, finirà per tornare a galla dopo la morte per suicidio del figlio minore. Solo allora Henri inizierà a raccontare, senza più freni. Diventerà uno scrittore di fama, dopo che quest’ultimo dolore gli ha restituito la parola. Ma non è questa la rivincita su Hitler evocata dal titolo. La vittoria è lo stesso Michel: simbolo della vita che ha sconfitto la morte, della continuità che ha trionfato sullo sterminio.
“Sono cresciuto nel silenzio di mio padre, cui non ponevo domande”, racconta Kichka, belga che da quarant’anni vive in Israele, insegna alla Bezalel Academy di Gerusalemme e presiede l’Israel Cartoonist Guild. “Quando sono diventato adulto, mi sono sposato e sono nati i miei figli, ho iniziato a guardare al mio passato: a capire che certe cose non erano chiare e che questo trauma aveva pesato di me”, continua. “Avevo molte cose da chiedere a mio padre. Era difficile farlo, così ho disegnato un libro da fargli leggere. Non avrei mai immaginato che sarebbe divenuto un film animato, quel genere di film che è stato il grande amore della mia infanzia”.
Il film, che rispecchia fin nei dettagli il tratto di Kichka, si rivolge in modo particolare alle famiglie e soprattutto ai bambini per spiegare, in modo non traumatico, che cos’è stata la Shoah. “L’animazione aiuta a mantenere una certa distanza e non è così angosciante o crudele come potrebbero risultare veri attori”, spiega la regista Véra Belmont. E a facilitare la visione, contribuiscono il tono e l’humor della storia, narrata sempre dal punto di vista del bambino.
Il desiderio di trasmettere a quante più persone possibile questa testimonianza è una delle ragioni principali del crowdfunding (il film ha costi assai più elevati della somma richiesta). “Abbiamo bisogno di voi – si legge nell’appello pubblicato su Kickstarter – soprattutto perché il progetto sta già riunendo molte persone per discutere dell’argomento. Abbiamo scoperto che milioni di persone, figli di sopravvissuti, hanno vissuto la stessa esperienza di Michel Kichka. Attorno a questo film vogliamo creare un dibattito, materiali per le scuole, contenuti educativi”.

Daniela Gross

(4 giugno 2015)