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Francesco Moisés BassanoLa stazione di Villa Opicina non esiste, almeno teoricamente, non è indicata né sugli orari ferroviari italiani e nemmeno su quelli sloveni. Eppure da qui partono i pochi treni rimasti che attraversano il confine. Prima del 2003, vi passavano giornalmente treni dal nome evocativo come il “Simplon” per Budapest, il “Kras” per Lubiana, o il “Venezia” che giungeva fino a Mosca. Pare quasi che vi sia un arduo tentativo politico, per far sì che i due paesi – l’Italia e la Slovenia – non si incontrino più, così che gli unici collegamenti per Trieste restino esclusivamente italiani. Ma la piccola stazione di Villa Opicina non è soltanto un luogo di frontiera, è parte di una storia più vasta. Era situata, come altre, sulla Südliche Staatseisenbahn, “la ferrovia meridionale”, costruita nel 1858 per collegare Vienna a Trieste, per portare la borghesia austro-ungarica sul litorale adriatico, chiamato proprio sino al 1919 “austriaco”. Su questa linea probabilmente arrivò la psicanalisi in Italia nella valigia del dr. Edoardo Weiss, vi passò forse Italo Svevo per recarsi su consiglio sempre di Weiss dal dottor Sigmund Freud, e favorì in tutto il novecento l’afflusso di ebrei centro-orientali intenzionati a imbarcarsi per la Palestina. Ogni linea ferroviaria avrebbe molto da raccontare, e quando i collegamenti su ognuna di essa vengono soppressi, viene distrutto un ponte eretto su un’intelaiatura di popoli, culture e storie.

Francesco Moises Bassano

(31 luglio 2015)