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La scuola, bene comune

melamedbannerMelamed è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter settimanale di melamed cliccare qui.

La scuola, bene comune

“Un’occasione per dirsi cosa rende la scuola (statale o paritaria che sia) ‘pubblica’. Cioè scrupolosamente aderente al dettato costituzionale che la dice ‘aperta a tutti’. Non ai cittadini, non agli abbienti, non ai praticanti di un credo o di nessuno, ma a tutti”. Così sul Corriere il 27 luglio commenta le sentenze della Corte Costituzionale il professor Alberto Melloni, docente universitario, consigliere per il ministro all’Istruzione e coordinatore della Commissione ministeriale su Pluralismo, libertà e studio delle scienze religiose nella scuola. Sentenze su cui tutte le maggiori testate nazionali hanno scritto moltissimo. La vicenda inizia a Livorno, nel 2011: il Comune chiede a due istituti scolastici gestiti da religiosi di pagare l’imposta comunale sugli immobili dovuta per gli anni dal 2004 al 2009, sanzioni comprese. Il contenzioso legale che ne è seguito è culminato, l’8 luglio scorso, con il deposito delle sentenze 14225 e 14226 della V sezione civile della Corte di Cassazione che danno ragione al Comune: l’Ici arretrata va pagata.
La sentenza della Cassazione dà una indicazione che riguarda le circa 13mila scuole private italiane: il pagamento delle rette, indice di ricavi, le porta a rientrare nella categoria delle attività di carattere commerciale, e il giudice di legittimità ha precisato che lo scopo di lucro è in questo caso irrilevante. La decisione appare destinata a fare giurisprudenza, aprendo la strada a iniziative simili: si tratta di sentenze che assumono rilievo ai fini dell’interpretazione delle disposizioni in materia di Imu, relativamente all’imposizione fiscale dall’anno 2012.
Il Fatto Quotidiano il 25 luglio scrive: “Sentenza storica della Cassazione: le scuole cattoliche devono pagare l’Ici. È il destino dell’Italia: i giudici costretti a rimediare a ciò che non fa la politica.” Su Libero, lo stesso giorno: “Costano più le scuole pubbliche statali che quelle paritarie. Queste ultime sono definite ‘private’ per spregio, senza considerare che, se scomparissero, i costi per il bilancio pubblico sarebbero enormi”.
Nello stesso articolo la reazione della deputata Elena Centemero, responsabile scuola e università di Forza Italia: “Rischia davvero di essere la pietra tombale per un sistema che, ricordiamolo, è spesso addirittura sostitutivo del servizio offerto dallo Stato.”
Il Messaggero (25 luglio) ricorda che il governo nel 2015 ha stanziato risorse per 471 milioni di euro per le scuole paritarie e riporta il commento di don Francesco Macrì, presidente della Federazione istituti di attività educative: “Sono sentenze che lasciano interdetti, perchè costringeranno le scuole paritarie a chiudere”.
Le oltre 13mila scuole paritarie italiane sono al 63 per cento di matrice cattolica, con una differenza notevole fra i primi cicli di istruzione (asili, elementari e medie), dove è molto netta la prevalenza degli istituti che fanno riferimento a ordinireligiosi cattolici, mentre per la scuola secondaria di secondo grado il rapporto si ribalta: su 1710 istituti 656 sono cattolici mentre 1054 rispondono genericamente alla classificazione “altre scuole”. Importante notare, inoltre, che “La Cassazione – lo spiega Italia Oggi – ha ritenuto che non ci sia alcuna incertezza oggettiva sulla materia”.
Già il giorno successivo le pagine milanesi del Giornale riportano che “La Regione (per voce dell’assessore a Istruzione, lavoro e formazione ndr) mostra riflessi prontissimi sul caso delle scuole paritarie e annuncia ‘misure ad hoc’ a beneficio degli istituti religiosi penalizzati dal pagamento dell’Ici”. In Lombardia le scuole paritarie rappresentano una percentuale importante del sistema scolastico, e sono sempre state sostenute dalla Regione attraverso il buono scuola.
Due interviste pubblicate dal Corriere della sera il 26 luglio mettono a confronto le ragioni dei laici e dei cattolici, con le opinioni di monsignor Nunzio Galantino, dal marzo 2014 segretario generale della Conferenza episcopale italiana, e di Salvatore Settis, l’archeologo e storico dell’arte che dal 1999 al 2010 è stato direttore della Scuola Normale di Pisa, ed è tuttora membro dell’Accademia dei Lincei. Oltre ad esprimere sorpresa e parlare di una sentenza “pericolosa”, sottolinea: “Le scuole paritarie non sono solo quelle cattoliche e mi piacerebbe che altre realtà si facessero sentire. Parlo della chiesa valdese o della confessione ebraica, e del mondo del no profit, che si sono giovate della presenza attiva e ragionata delle scuole cattoliche per garantirsi dei benefici.” E ancora: “Ma spero che anche le famiglie si facciano sentire e mettano in minoranza i lobbisti che non vedono l’ora d far trionfare il pensiero unico”. Alla richiesta di spiegare a chi si riferisca quando parla di lobbisti risponde: “A chi non vede l’ora di umiliare la Chiesa Cattolica. A chi con questo o quell’emendamento mette in discussione il lavoro di chi sta per strada, la fatica dei parroci, delle congregazioni e dei volontari. Ma poi manda i figli alla scuola paritaria.”
Salvatore Settis spiega che “La sentenza fa scalpore perché è in controtendenza con quello che fanno i governi, compresi quelli di centrosinistra. La Costituzione all’articolo 33 parla di scuola pubblica e aggiunge che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione ma ‘senza oneri per lo stato’. Invece, negli ultimi anni non è stato così”. Prosegue: “Purtroppo i contributi di cui le scuole paritarie già godono e i privilegi di natura fiscale si accompagnano a una contestuale riduzione dei finanziamenti per la scuola pubblica. E sarebbero molto più tollerabili se la scuola pubblica venisse salvaguardata, invece non è così. Non dubito che la scuola privata vada difesa, ma la scuola pubblica dovrebbe avere il primato.”
Vengono definite paritarie, lo ricorda il Corriere (che riporta anche dati sul numero degli alunni delle paritarie e sui fondi stanziati), le scuole non amministrate dallo Stato e che hanno una libertà di scelta su materie e insegnanti. In Italia, secondo la L62/2000, la scuole paritarie vanno considerate sullo stesso piano delle scuole pubbliche. Sempre sul Corriere del 26 luglio viene riportato che il sottosegretario Claudio De Vincenti ha annunciato che ci sarà “un chiarimento, e che il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha detto che “forse” c’è “una riflessione da fare”.
La posizione della Cei viene riportata da Repubblica (26 luglio): “È una sentenza ideologica, pericolosa, che intacca la garanzia di libertà di educazione richiesta dall’Europa”. E al Ministero dell’Economia – stesso articolo – “si stanno già studiando le possibili vie d’uscita, con il sottosegretario Pier Paolo Baretta che invita a non confondere private e paritarie.
Sul Giornale, il 27 luglio, Francesco Forte porta all’attenzione del lettori la possibilità che le sentenze abbiano effetto non solo sulle attività educative, ma anche su istituzioni che si occupano di previdenza, assistenza, cultura, sporte e ricreazione.
E il 29 luglio, nel già citato articolo apparso sul Corriere, Alberto Melloni scrive: “La sentenza della Cassazione che chiede alle suore di Livorno di dimostrare di non lucrare sulla loro scuola paritaria, pena essere soggette alle imposte locali come un qualsiasi ‘negozio’ è stata a suo modo provvidenziale”. E ricorda che la scuola deve sapersi mettere all’altezza del più piccolo per rimuovere gli ostacoli di cui all’articolo 3 della Costituzione: la scuola che non è così non solo non è pubblica, ma non è nemmeno scuola.

Un Tikun per la scuola, a Roma. Intervistato il 29 luglio da Repubblica e Messaggero Marco Rossi-Doria, nuovo assessore alla Scuola e allo Sviluppo delle periferie del Comune di Roma spiega subito che intende essere un assessore di strada, e andare in giro a parlare con le persone. Prima di diventare Sottosegretario all’Istruzione – ruolo ricoperto nei governi Monti e Letta – Rossi-Doria è stato maestro elementare e soprattutto maestro di strada, una scelta coerente con quella vena di impegno che ha caratterizzato le scelte sia del padre che del nonno. Intervistato nel 2012 da Pagine Ebraiche, aveva tenuto a raccontare le radici profonde di un impegno che coniuga da sempre il rigore e la precisione di un vero tecnico della scuola con la passione, e con la fantasia: “Non posso però dimenticare un concetto fondamentale legato alla storia della mia famiglia e alle mie radici ebraiche, che sento prepotentemente tornare e che mi ha sostenuto in tutto il mio percorso. Si tratta dell’ideale del Tikun, l’idea di riparare, di restaurare il mondo. Nella scuola, con la scuola, possiamo davvero farlo, possiamo far diventare il mondo un luogo migliore. Per noi e per i nostri figli, e per i nostri nipoti. Di generazione in generazione.”

La biologia contro i fondamentalismi. Zoologo, biologo, divulgatore di fama mondiale, Richard Dawkins si scaglia contro i fondamentalismi, che definisce “mali del mondo” e su Tutto scienze de La stampa il 29 luglio non esita a definire islam militarizzato e cattolicesimo romano “forze del male”. È necessario puntare sull’insegnamento delle scienze non solo perché è utile, ma perché è elettrizzante: “Vivi una vita più piena, più realizzata, se capisci la scienza e quindi la natura dei processi vicini a te.” E, aggiunge: “Mi piacerebbe vedere più scienziati in politica e molti più politici preparati in campo scientifico”.

Due anime, una storia. È Pietro Citati, in un articolo intitolato “Le due anime di Anne Frank” (Corriere, 27 luglio) a scrivere dell’uscita per Einaudi di “Tutti gli scritti”, a cura dell’Anne Frank Fonds di Basilea, che oltre ai noti Diari, pubblicati però nelle loro varie stesure, raccoglie racconti, prose, pensieri e poesie.

Un freno alle conversioni. In Egitto una clausola da poco inserita in una legge sullo status personale impedisce il cambio di religione ai cristiani minorenni senza il consenso dei propri genitori. Lo scopo, spiega l’Osservatore Romano il 24 luglio, sarebbe di porre fine alla sparizione di ragazze copte – a volte veri e propri sequestri – che una volta terminata la segregazione comunicano alla famiglia l’avvenuta conversione all’islam.

Con gli occhi dei ragazzi. Proiettato al Giffoni Film Festival, il documentario “Brundibar revisited” racconta di una compagnia teatrale di Berlino – la Berliner Schaubuhne – composta di giovani di diverse etnie che vivono ai margini della società cui viene affidata la messinscena dell’opera per bambini Brundibar, nota per essere stata rappresentata nel campo di concentramento di Terezin. (Il Tempo, 24 luglio)

La guerra e la scuola. La ricerca portata avanti da Sgabuzzini Storici e dalla studiosa Sara Gremoli raccoglie una serie impressionante di testimonianze insolite di come la guerra entrava nelle aule scolastiche, nell’immaginario dei bambini. Raccolte nei giornali di classe, gli attuali registri, compongono un affresco potente della vita nelle scuole della zona di San Casciano fra il 42 e il 45. (La Repubblica Firenze, 24 luglio)

Creatività, contro la dislessia. Da poco tradotto da Donzelli, “La mia dislessia. Ricordi di un premio Pulitzer che non sapeva né leggere né scrivere” è un memoir in cui confluiscono momenti di smarrimento e meditazioni esistenziali in cui Philp Schltz, vincitore del Pulitzer nel 2008, racconta la sua infanzia da pessimo studente, e gli anni di solitudine e frustrazioni causate dalla dislessia, di cui come lui hanno sofferto alcuni grandi artisti, da Leonardo a Picasso, da Raffaello a Van Gogh, insieme a Churchill, Einstein, Edison e Beethoven. (La Lettura, 26 luglio)

Ada Treves twitter @atrevemoked

(31 luglio 2015)