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…trasformazioni

Osservatori, analisti, politici, militari e strateghi, e mettiamoci pure gli economisti e gli storici. Nessuno fra i cosiddetti esperti ci capisce più nulla di quel che sta accadendo in Medio Oriente. Di certo si sta trasformando completamente, sicuramente non ci sono più poteri dominanti ed egemoni, e per certo non è più solo il petrolio a muovere le dinamiche sociali, politiche, etniche, religiose e militari. A me colpiscono due fatti importanti, a cui se ne aggiunge uno che mi inquieta. Della prima, fra le novità importanti, si parla anche troppo: si tratta dell’accordo fra i paesi membri del consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania (che aveva perso la guerra, ma è come se l’avesse vinta) con l’Iran per il controllo del suo programma nucleare. La seconda novità, di cui si parla poco, ma sbagliando, è il completamento del nuovo Canale di Suez, realizzato in dieci mesi dal regime di Al Sisi. Con le sue nuove caratteristiche, questa via d’acqua rimette al centro dei traffici fra estremo oriente e occidente l’Egitto e il Mediterraneo, e questo avrà ricadute importanti sul piano geopolitico. L’elemento che inquieta ha invece a che fare con un popolo, i curdi. Sacrificati dagli accordi fra le potenze europee seguiti alla prima guerra mondiale, i curdi hanno saputo mantenere una loro dimensione protonazionale per oltre un secolo, nonostante le numerose persecuzioni che hanno subito dalle diverse potenze che hanno negli anni esercitato il loro pugno di ferro su di loro. Oggi, dopo un lungo periodo di emarginazione, i curdi sono diventati una parte essenziale della guerra di civiltà che si sta combattendo contro l’armata del Male (l’Isis). Ed è stata proprio la loro civiltà, unita alla fierezza e al coraggio dei combattenti – uomini e donne – che ha offerto al mondo, dall’enclave di Kobane, l’esempio più bello di lotta per la libertà, il primo del XXI secolo. Tuttavia, anche leggendo articoli interessanti come quello di Ofra Bengio, mi sembra che ancora una volta gli interessi del mondo occidentale vadano nella direzione di un nuovo, colpevole e non scusabilc “sacrificio”. Nel nome dell’appeasement con il pericoloso alleato turco, i Kurdi rischiano ancora una volta di vedere infrante le loro aspirazioni nazionali, e ancora una volta subiscono attacchi e minacce di massacri (la strage dei ragazzi di Suruc, in Turchia, sta lì a dimostrarlo). Eppure io penso che uno stato curdo sarebbe un elemento di stabilizzazione del Medio Oriente, forse il primo tassello di una nuova sistemazione dell’intera area. Ma non rientro nel novero degli esperti di cui sopra, per cui mi taccio.

Gadi Luzzatto Voghera, storico

(31 luglio 2015)