Ticketless – Quasi come

cavaglionEbraismo e questione sessuale nel Novecento triestino si sono spesso incrociati, fino ai confini della trasgressione. Un provvidenziale recupero archivistico del fondo manoscritti della Biblioteca Cantonale di Lugano, Archivio Prezzolini, ci restituisce il profilo di Guido Almansi (1931-2001), triestino in esilio come tanti suoi coetanei, grande anglista, storico e critico del teatro, collaboratore assiduo di “Repubblica” e massimo studioso di erotismo e letteratura (Belli e Aretino i suoi “maggiori”). Innumerevoli le sue opere, le sue recensioni, i cataloghi per mostre, le antologie. Eros e comico sono due lati della stessa personalità: la sua “L’estetica dell’osceno” (Einaudi, prima ed. 1984, sec. ed. ampliata 1994) fa coppia con “La ragion comica” (Feltrinelli, 1986). Erotismo e comicità, ironia e – soprattutto- la passione infinita per la parodia, condivisa con Guido Fink (a loro si deve la indimenticabile antologia di parodie letterarie, “Quasi come”, Bompiani 1976).
Quasi come! Alzi la mano chi non ha avuto in famiglia un imitatore di talento, capace di muoversi, di parlare “quasi come” il fratello, la zia, il nonno o il socio in affari? Almansi e Fink hanno canonizzato questa attitudine tipicamente ebraica e da ultimo cinematografica (Zelig) nella definizione genere letterario. Da Zeno Cosini a Franca (Norsa) Valeri, allo stesso Primo Levi, gli scrittori ebrei italiani hanno spesso scelto di esprimersi “quasi come”, attraverso il rifacimento, la citazione, il continuo riutilizzo della letteratura del passato, con chiavi sempre diverse.
Per le singolarissime vie che accompagnano gli archivi privati degli studiosi, le carte di Almansi, deceduto a Mendrisio, sono rimaste in Ticino. Una giovane ricercatrice, Karin Stefanski, le ha riordinate sotto la guida della moglie di Almansi, Claude Béguin e della figlia Daniela. Esce ora l’inventario, per nostra fortuna non in un sito internet, ma in un numero monografico della sempre utilissima rivista che ama poco il web, sostenitrice del cartaceo fin nel suo titolo, “Cartevive” (Biblioteca Cantonale di Lugano, XXIV, 51), corredato da bibliografia, scelta antologica di testi e un paio di ritratti fotografici molto toccanti di Almansi che denotano una vocazione teatrale fin dall’infanzia. In testa una citazione d’autore: “Una vita senza la dimensione comica, è a mio avviso, invivibile”.

Alberto Cavaglion

(9 settembre 2015)