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Studiare la storia degli ebrei italiani.
Sulle tracce di Attilio Milano

IMG_7027 Memorie di famiglia e riflessione scientifica, sono stati questi i due binari costantemente intrecciati su cui si è articolata la giornata di studio svoltasi venerdì a Venezia sulla figura dello storico Attilio Milano, che ha dedicato una vita di ricerche alle vicende socio-economiche degli ebrei italiani. L’occasione è stata la donazione da parte della famiglia, in particolare dal figlio Giorgio, della sua biblioteca personale alla Biblioteca di Studi Umanistici dell’università veneziana di Ca’ Foscari, e del suo archivio privato confluito invece nella Biblioteca Archivio “Renato Maestro” della Comunità ebraica di Venezia. “Tutta la famiglia, sedici persone tra figli e nipoti, era presente all’evento, ed è stato un segno molto forte”, racconta Lucio Milano, professore di Storia del vicino oriente antico a Ca’ Foscari e nipote di Attilio.
Se da un lato attraverso gli interventi di Lucio, suo fratello Giorgio e sua moglie Dina Gut Milano, di Amos Luzzato, ex presidente della Comunità ebraica di Venezia e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, e di Gadi Luzzatto Voghera, storico e direttore dell’Archivio “Renato Maestro”, si è potuto dunque ricostruire il particolare contesto culturale in cui si è formato Attilio Milano, dall’altro grazie alla direttrice della BAUM Daniela Grandin, del direttore del Dipartimento di Studi Umanistici di Ca’ Foscari Paolo Eleuteri, della professoressa di letteratura ebraica Emanuela Trevisan, dello storico Simon Levis Sullam e del professore di Letteratura inglese e presidente del Centro Veneziano di Studi Ebraici Internazionali Shaul Bassi, si è potuto approfondire quali siano stati i contenuti fondamentali della sua produzione di storico.
Il fondo librario donato alla biblioteca è costituito di circa 1300 volumi, molti dei quali sono oggi unici. A partire da qualche anno dalla morte di Attilio Milano, avvenuta nel 1969, tale patrimonio è stato custodito per volere del figlio Giorgio dal tempio italiano di Gerusalemme, dove non è stato possibile tuttavia conservare in modo appropriato e procedere a una catalogazione dei libri, molti dei quali sono stati anche rubati. Da qui la decisione di Giorgio di portarli prima a casa sua, e poi di donarli alla Biblioteca di Studi Umanistici di Ca’ Foscari come destinazione permanente. La donazione alla Biblioteca “Renato Maestro” dell’archivio personale di Milano, costituito in massima parte da suoi carteggi, completamente digitalizzato dal figlio stesso in modo tale che la Comunità ebraica di Venezia possa procedere a renderlo disponibile online, è quindi avvenuta in modo contestuale, così da far sì che le due fonti potessero essere studiate insieme. “Un punto di contatto che finalmente si crea per la prima volta tra ciò che gestisce e conserva la Comunità ebraica e ciò che gestisce e conserva l’università di Venezia per quanto riguarda in generale la storia degli ebrei in Italia, mettendo a disposizione un grande patrimonio in un’unica città, facendone un punto di riferimento serio per le ricerche nel campo”, sottolinea Luzzatto Voghera.
Campo in cui il lavoro di Attilio Milano costruisce un vero e proprio pilastro, con i suoi studi storici concentrati prevalentemente sull’alternarsi delle condizioni economiche e sociali di vari gruppi di ebrei sparsi per la penisola nel corso di due millenni. Nato a Roma, dove ha studiato legge ed economia, con la promulgazione delle leggi razziste in Italia Milano è emigrato nell’allora Palestina nel 1939, dove si è stabilito a Ramat-ha-Sharon. “È straordinario come egli sia riuscito a coniugare l’attività di imprenditore nel laboratorio di maglieria da lui fondato con uno studio così approfondito”, fa notare Lucio Milano, evidenziando la ricchezza delle pubblicazioni dello zio, e in particolare il rilievo della sua “Bibliotheca Historica Italo-Judaica” (Einaudi), diventata uno strumento bibliografico indispensabile per gli studiosi. Della storia dell’ebraismo italiano e della produzione dei suoi studiosi degli ultimi secoli, ha sottolineato Amos Luzzatto nel suo intervento, c’è poca consapevolezza e scarsa attenzione per la valorizzazione di tale patrimonio, e Attilio Milano, sottolinea Luzzatto Voghera, è stato il punto di riferimento per il ‘900.
Grande sionista, Milano “emigrò certamente per fuggire dal fascismo, ma soprattutto per un ideale molto forte”, ricorda il nipote Lucio. Ma anche la realtà romana fu di fondamentale importanza per la sua formazione: “La sua relazione con Enzo Sereni fu molto importante – racconta Lucio – e frequentare quella famiglia fu per lui una fucina di idee e rapporti”. Così come lo fu quella con lo storico Cecil Roth, raccontata da Levis Sullam, e testimoniata dalla fitta corrispondenza tra i due, che fa interamente parte dell’archivio ora conservato dalla Comunità ebraica di Venezia. Un archivio ricchissimo di materiale inedito, spiega Luzzatto Voghera, tra cui anche ad esempio un saggio incompiuto sulla storia dell’ebraismo livornese. “Un patrimonio – la sua osservazione – da studiare approfonditamente, che potrebbe dar vita a diverse tesi di laurea”.

Francesca Matalon twitter @fmatalonmoked

(27 settembre 2015)