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…obiettivi

La serie di attacchi nei confronti degli ebrei israeliani di ieri sembra indicare un’ulteriore escalation di violenza in uno scenario già drammatico. Come ha detto lo stesso Netanyahu, tre attacchi in 45 minuti fanno pensare a un coordinamento. Si vedrà, anche perché un conto è un ordine calato dall’alto in stile cupola mafiosa, un altro è un accordo orizzontale fra gruppi diversi non legati da vincoli gerarchici, altro ancora un contagio emulativo. Certo è che l’immagine di cittadini che vanno in giro ad accoltellare e sparare rende ciascuno un potenziale assassino e questa sembra essere la principale novità di questa nuova ondata di violenza, ancora più insidiosa e destabilizzante delle precedenti. Inutile negarlo, rappresenta anche il totale fallimento di una strategia politica che ha pensato fosse meglio gestire un conflitto a bassa intensità che avere di fianco uno Stato che ti lancia missili un giorno sì e l’altro pure. A mio parere, questa era una visione che poteva andare bene in un mondo pre-11 settembre, quando il conflitto israelo-palestinese non era ancora inserito in una sfida globale, che vede il fondamentalismo islamico contrapposto al resto del mondo. Nel nuovo scenario, lo strumento principale non sono eserciti ed armi convenzionali, ma il contagio ideologico che raccoglie ogni forma di rabbia e frustrazione, che si agita nella mente dei singoli. È stata anche l’intuizione politica di Bin Laden ereditata dal Daesh: gli eserciti sono già sul terreno, bisogna solo dare un orizzonte comune ai vari conflitti locali a matrice islamica. Bisognava capire che il Medio Oriente non sarebbe più stato lo stesso dopo le torri gemelle e che il pericolo maggiore sarebbe provenuto da questa propaganda globale via social network con incredibile forza seduttiva nei confronti dei giovani, abitino essi in un quartiere parigino, oppure a Gaza. Purtroppo, tutte le leadership politiche si sono dimostrate a dir poco impreparate, mosse più da calcoli interni che da una visione politica. Ora, si raccolgono i cocci e, davvero, lo scenario sembra rendere futile ogni contromossa. L’unica speranza che questa ondata omicida si esaurisca è la totale assenza di prospettiva di attacchi simili, destinati solo alla morte dell’attentatore. Cosa si pensa, che gli ebrei israeliani andranno via dal proprio Stato perché impauriti? Ma, a ben vedere, anche questa assenza di obiettivi è un tratto tipico di questo terrorismo, dove le persone sono carne da macello per una immensa macchina di propaganda, che nessuno pare riuscire a fermare.

David Assael, ricercatore

(14 ottobre 2015)