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Giubilei e pecore in erba

cavaglion Da giorni non si parla che di Roma, ma anche di pecore (e caproni). S’annuncia il Giubileo e viene giubilato il Sindaco. Per capire qualcosa, del Giubileo bisognerebbe risalire all’etimologia della parola, jobel, caproni, montoni, pecore. “Pecore in erba” è il titolo della pellicola del regista, mio quasi omonimo, Alberto Caviglia. Ho visto il film in una sala cinematografica torinese gremita come una Sinagoga nei giorni di massima affluenza. Caviglia senza ricorrere al corno di montone, ma senza nemmeno essere Saba, ci delizia con le pecore dal volto semita partendo dall’anagramma di uno striscione dello stadio Olimpico, “Pecore in erba”, escogitato per aggirare l’accusa di razzismo dei tifosi mescolando le lettere. Una delle trovate migliori del film: se non è vera, è ben trovata, ma una sola invenzione non basta a togliere al film il difetto di essere romano, troppo romano.
“Pecore in erba” ricorda “Arance e martello”, il film di un altro debuttante, Zoro, l’ideatore di “Gazebo”, pellicola dedicata alla sezione del PD nella periferia della capitale. Un film originale, ma romano, troppo romano. L’antisemitismo, come le sezioni del PD, ha sue specificità locali che richiedono rispetto. L’Italia è un grande paese: per quanto odioso, l’antisemitismo rivendica le sue articolazioni “di campanile”. “Pecore in erba” mi sembra troppo sbilanciato sulla città dei circoli di canottaggio, delle tifoserie, della Destra capitolina e dei suoi miti. Pesa inoltre uno psicologismo inadatto a scomporre la patologia del razzista. Il tono didascalico rischia di generare l’equivoco della vittima che diventa eroe – e non si capisce davvero perché dovrebbe diventarlo.
Il razzismo ha raggiunto nella scuole italiane livelli preoccupanti, per combatterlo l’ironia potrebbe essere uno strumento utile, ma dovrebbe essere un’ironia meno televisiva, meno “scatolista” avrebbe detto Cases. Il mezzo qui annichilisce il messaggio: il regista ha voluto dire e spiegare tutto, ma troppo in fretta. Quanto alle ridondanti interviste alle star dei talk-show il minimo che si può dire è che vanifichino la sacrosanta lezione contro il pregiudizio che il regista si proponeva di impartire.

Alberto Cavaglion

(14 ottobre 2015)