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Dalla Shoah alle trame nere

scriptor rerumPartiamo dai diari di De Henriquez. Entriamo nelle celle della Risiera di San Sabba e finiamo nel mezzo dell’omicidio di Gaetano Perusini, docente universitario e possidente terriero di Ipplis, Friuli. Da qui ci spostiamo nel cuore degli anni di piombo: a Peteano, dove nel maggio 1972 tre carabinieri sono ammazzati dai neofascisti; tra le file di Gladio; all’alba della P2.
Potremmo infine ritrovarci a Londra, sotto il ponte dei Blackfriars, dove nell’82 viene impiccato il banchiere Roberto Calvi. Sono alcune delle traiettorie, imprevedibili e a prima vista incredibili seguite da Veit Heinichen in Le lunghe ombre della morte.
Lo scrittore non è però il solo a vedere nella morte di De Henriquez il primo atto di una trama ancor oggi sottaciuta che dagli anni dell’occupazione nazista si snoda fino al passato prossimo. A pensarla così è anche Vincenzo Cerceo, settant’anni, colonnello in congedo delle Fiamme gialle, vicepresidente dei Finanzieri democratici, che a Diego De Henriquez e alla sua storia ha dedicato anni di lavoro.
Cerceo, nativo di Calascio, in provincia dell’Aquila, ha lavorato a Brunico, La Spezia, Napoli, Marsala prima di essere trasferito a Trieste, dove si occupa dei traffici nucleari e di armi che in quel periodo attraversano la regione. Qui il colonnello che investiga sugli intrighi internazionali si appassiona a un tratto di storia altrettanto torbida, quella del confine orientale durante l’occupazione nazista e nel dopoguerra. Presto si trova a fare i conti con Diego De Henriquez. Cerceo si immerge nei suoi diari per anni, con un lavoro certosino che, come testimonia Veit Heinichen, deve sottostare a regole ferree. Il colonnello però non si scoraggia. Legge, ricopia pagine su pagine, annota, commenta. Ne risulta un libro, Scriptor rerum – Diego de Henriquez cronista della Trieste 1914-47 (2014) con Claudia Cernigoi e Maria Tolone, che attraverso gli stralci dei diari del collezionista permette di gettare lo sguardo su alcuni scenari cruciali di metà Novecento. Il primo aspetta che risalta è il collaborazionismo. “Quando, dopo l’8 settembre 1943, i nazisti crearono il Litorale Adriatico e ne elessero Trieste capitale – nota Cerceo – la popolazione di questa città, nel suo complesso, non dimostrò particolare animosità, purtroppo, contro gli occupanti.
A parte la collaborazione fornita a livello istituzionale dalla élite borghese locale, è significativo annotare quanto scrive de Henriquez: secondo lui, una buona metà della popolazione della città, in quel tremendo biennio, ebbe modo di interagire, in un modo o nell’altro, con gli occupanti in maniera occasionale o stabile”. Vittorio Cerceo riporta nelle sue note anche episodi più spinti, ad esempio la storia de “l’avvocato T. Z., fascista convinto e già vice federale nel periodo prebellico” che dopo le leggi razziste compila una lista di quaranta ebrei e la porta al comando SS di piazza Oberdan. “De Henriquez rimase perplesso: il nome era molto conosciuto nella borghesia cittadina. Una conferma però gli giunse da fonte inoppugnabile: la dattilografa dell’avvocato gli confidò di aver battuto a macchina lei stessa quell’elenco!”. Una delle ipotesi che più spesso tornano, quando si parla di De Henriquez, è che la sua morte sia legata alla Risiera. Il figlio Alfonso sostiene (e non è l’unico) che il padre venne ucciso perché, nell’imminenza del processo della Risiera, non rendesse pubblico quanto sapeva. In particolare, sottolinea Cerceo, un elenco di collaborazionisti di cui aveva da poco iniziato a parlare con il giornale Il Meridiano e alcune foto scattate nel campo di sterminio che accanto ai nazisti ritraggono un centinaio di italiani che lavoravano alle direttive delle SS.
Quarant’anni dopo l’omicidio del collezionista è ancora insoluto. I suoi diari hanno però continuato a parlare. Proprio in quegli appunti un giudice di Venezia troverà gli elementi per risolvere l’enigma della strage di Peteano. Il collezionista era in contatto con i neofascisti del movimento Fiamma. “Grazie ai contatti di de Henriquez con mercanti di armi antiche e moderne – scrive Cerceo – il gruppo riuscì ad entrare in possesso di armi: e qui il figlio del professore dice che lo stesso Carlo Cicuttini (poi condannato per la strage di Peteano ndr) avrebbe acquistato in tal modo una pistola. Quando avvenne l’attentato di Peteano, così avrebbe detto Diego de Henriquez: ‘credo di conoscere gli elementi ultimi coinvolti in questa strage (…) io li ho sempre aiutati a fin di bene e mai a fin di male’”. In quei quaderni lo scrittore Heinichen ha colto i primi passi di Gladio, l’organizzazione paramilitare clandestina che per anni operò nel Nordest contro il pericolo slavo e comunista, oltre al farsi della P2. Lo scrittore è arrivato fino a qui dipanando il mistero di un’altra morte, quella di Gaetano Perusini, professore universitario di tradizioni popolari, possidente dei vigneti di Rocca Bernarda. È amico di De Henriquez ed è ucciso tre anni dopo, mentre indaga sulla sua scomparsa. Il caso è archiviato come come delitto a sfondo omosessuale, scenario che gli amici ritengono poco credibile. L’allora custode di Rocca Bernarda racconta, nel video Le lunghe ombre della morte diretto da Giampaolo Penco, che il professore gli aveva affidato importanti documenti da rendere pubblici in caso di emergenza. Pochi mesi dopo la morte di Perusini i ladri fanno piazza pulita e, misteriosamente, rubano solo quelle carte. Che cos’erano? Perché il custode non le aveva mostrate? E come mai Gaetano Perusini poco prima di venire assassinato lascia in eredità i suoi beni all’Ordine di Malta? Perché proprio all’ordine di Licio Gelli, gran Maestro della P2 collegato alle SS? Sono storie da brividi e chissà cos’altro salterà fuori dai diari di Diego De Henriquez. Intanto un anno fa i suoi cimeli hanno trovato sistemazione a Trieste nel “Museo della guerra per la pace” a lui intitolato. E per ogni buon conto Vittorio Cerceo ha annotato le sue esperienze nella Guardia di Finanza in un memoriale depositato all’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. Un buon diario, dev’essersi detto, vale più di cento cannoni.

d.g.

Pagine Ebraiche, novembre 2015

(25 ottobre 2015)