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Qui Padova – Shadal, memoria del passato
e luce del nostro presente

IMG_20151025_170240_edit Intellettuale eclettico e profondo, Samuel David Luzzatto (1800-1865) fu un punto di riferimento per molti studiosi del suo tempo. Ma sarebbe sbagliato confinarlo esclusivamente nella sua epoca. La sua è infatti un’eredità ancora viva, che attraversa le generazioni e continua a influenzare il pensiero contemporaneo. Lo ha ricordato il presidente dei rabbini italiani, rav Giuseppe Momigliano, intervenendo in occasione della qualificata conferenza internazionale organizzata dalla Comunità ebraica di Padova con il sostegno dell’Università cittadina a 150 anni dalla scomparsa del grande studioso, conosciuto anche con l’acronimo Shadal.
Un confronto di opinioni stimolato anche dalla recente riscoperta dei manoscritti prodotti dai suoi allievi, che hanno dato origine a una nuova pubblicazione del celebre Commento alla Torah. Vari studiosi e rabbini hanno analizzato la figura dell’ebraista e poeta, storico ed esegeta biblico, traduttore e bibliografo. Significativi gli spunti di riflessione offerti dagli oratori, come ha osservato lo storico Gadi Luzzatto Voghera, organizzatore del convegno e coordinatore dei lavori pomeridiani. Dopo molte occasioni di incontro, ha affermato soddisfatto, “è straordinario poter sentire ancora considerazioni così nuove”.
“Nell’Italia illuminista circolava l’idea che si potesse trovare una sintesi tra il pensiero ebraico e la scienza” ha rilevato il rabbino capo di Padova Adolfo Locci nel delineare le caratteristiche dell’esegesi shadaliana. Essa, ha spiegato, incorpora tutti gli elementi della sua sfaccettata conoscenza, come ad esempio nozioni di storia e geografia. Una vocazione enciclopedica che si può riscontrare anche nelle pagine della sua Grammatica della Lingua Ebraica analizzata da Felice Israel, docente di Filologia Semitica all’Università degli Studi di Genova, il quale ha sottolineato come in realtà non possa essere sufficiente “parlare solo della Grammatica Ebraica di Shadal ma si debba fare un discorso su Shadal e la grammatica ebraica”. Uno studio che è sempre stato fondamentale nelle sue ricerche.
Sugli anni della sua formazione si è soffermato l’intervento del rav Gianfranco Di Segni, coordinatore del Collegio Rabbinico Italiano, che ha tra le altre cose messo in evidenza “il grande amore per manoscritti e libri rari che a volte servirono a Shadal per i suoi successivi studi”. “Prendo il mio io come oggetto di scienza”, scriveva Luzzatto in una pagina autobiografica citata dal rav Di Segni. La stessa linea guida che egli adottò anche come insegnante negli anni al Collegio Rabbinico di Padova, quando emerse con forza il suo ruolo di educatore e divulgatore.
Su questo aspetto si è concentrato l’intervento di Shemuel Vargon, professore di Studi biblici all’Università di Bar Ilan, che ha identificato quali fossero gli scopi che Shadal si era prefisso: “Avvicinare gli allievi alla Torah, dare loro gli strumenti per ribattere a chi andava contro i suoi principi, educare a una grande moralità e trasmettere i valori umani attraverso la storia di Am Israel”.

Francesca Matalon twitter @fmatalonmoked

(26 ottobre 2015)