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Yitzhak Rabin

Francesco Moisés BassanoA vent’anni dalla morte di Yitzhak Rabin, viene spontaneo domandarsi non tanto quale sia lo stato di salute della democrazia in Israele, ma in generale, quale invece sia lo stesso nel resto d’Europa.
Di fronte a governi e partiti fin troppo equilibrati e poco rappresentativi che si collocano in un’area politica moderata e “liberale”, sembra contrapporsi ovunque un’alternativa populista e conservatrice dominata dall’uomo di stato forte ed autorevole che non cede a nessun compromesso e disposto ad avanzare ostinatamente contro il resto del mondo e delle genti.
La vittoria di Recep T. Erdogan, insieme ad altri esempi est-europei, dimostra il successo del decisionismo, di quella specie di dittatura costituzionale che in fin dei conti non si differenzia granché, almeno negli intenti, da altri regimi autoritari che hanno avuto luogo nel nostro continente. La Turchia potrebbe essere una realtà così lontana da noi, sia politicamente che culturalmente, eppure in quanto a dittatori il mediterraneo settentrionale, succube in buona parte di una mentalità tutt’ora patriarcale e machista, ha visto nel solo Novecento: Mussolini, Primo de Rivera, Franco, Pétain, Salazar, Metaxas, Hoxha, Tito, Milošević, o la Giunta dei Colonnelli greci. Personaggi e regimi che sovente vengono continuamente rivalutati e ristoricizzati nei rispettivi paesi. In opposizione alle nostre “democrazie” moribonde sempre meno partecipative e disinteressate – almeno all’apparenza – verso le esigenze del cittadino e dell’opinione pubblica, emergono i nuovi mostri e le cattive istanze del passato. Come se non ci fosse nessuna alternativa. Piuttosto triste allora pensare che i sognatori come Rabin siano soltanto un ricordo, quando i conflitti hanno continuato ad inasprirsi, e l’intransigenza e i fanatismi hanno ottenuto nuovo vigore e consenso a discapito della storia.
Non resta altro che quella speranza escatologica secondo il quale, come scrisse Gyorgy Lukacs, “Il Messia non potrà venire che in un’epoca di totale empietà”.
Francesco Moises Bassano

(6 novembre 2015)