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Guastafeste

annasegreA prima vista appare difficile identificarci con gli ebrei che vivevano in terra di Israele al tempo dei Maccabei: quelli maggioritari ma sottomessi, noi liberi ma minoritari; quelli oppressi da un regime che pretendeva che rinunciassero alle proprie tradizioni nella loro stessa patria, noi cittadini un po’ guastafeste che, nonostante la nostra scarsissima consistenza numerica, di tanto in tanto pretendiamo che la maggioranza tenga conto delle nostre esigenze. Eppure, in un certo senso, ogni anno ci ritroviamo a vivere una battaglia non troppo dissimile da quella che ha dato origine alla festa di Chanukkah. Una battaglia, nel nostro caso, educata e delicata, in punta dei piedi e non cruenta, fatta di diplomazia, di discussioni e di compromessi; una battaglia per ribadire, gentilmente ma fermamente, che la festa della maggioranza non è la nostra festa. E bisogna dire che Chanukkah, con la sua storia e il suo significato, arriva proprio al momento giusto. Tra le città addobbate a festa e splendenti di mille luci accendiamo una piccola luce per festeggiare, tra le altre cose, il nostro diritto di dire che quelle luci, quei canti, quella gioia sono certamente bellissimi ma no, grazie, non ci appartengono: la nostra storia è un’altra, le nostre feste sono altre. Un diritto che fortunatamente ci viene riconosciuto, ma che spesso suscita un po’ di diffidenza. Sarà perché la maggioranza si sente minacciata da altre minoranze ben più consistenti di noi? Sarà perché la maggioranza teme di diventare minoranza e di perdere le proprie specificità culturali? Certamente c’è anche quello, ma non solo. A me pare che talvolta sia l’idea stessa che qualcuno non festeggi a suscitare diffidenza. Altrimenti non si spiegherebbe perché la festa debba essere imposta per forza e tra mille polemiche nei luoghi pubblici, e in particolare nelle scuole.
I (pochi) libri di testo di storia che parlano dei Maccabei li presentano in una luce sfavorevole: la rivolta contro l’ellenismo appare come la battaglia di una minoranza etnica rozza, ottusa e fanatica, chiusa in se stessa e incapace di comprendere il fascino e la ricchezza della cultura greca. Non c’è niente da fare: una minoranza che difende la propria specificità appare un po’ guastafeste, e i guastafeste sono poco simpatici, anche dopo ventidue secoli.

Anna Segre, insegnante

(4 dicembre 2015)